Il referendum e il rischio di una marcia di cattivo gusto degli antifascisti

Andrea Mercenaro
|1 mese fa
Ansa
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Ultimo dell’anno, tanto per ricordare. “E’ un cambiamento della Costituzione”: e subito si levarono alti i lài dei magistrati e della loro corte rintronata ancora dai vecchi flauti. “Ma quando mai?”, la tenne bassa il governo con i suoi appassionati, i quali avevano spiegato fino a un’ora prima come si dovesse sempre offrire il petto al nemico. Il fatto è che hanno mezza ragione i rimbambiti numero uno: il Sì al referendum sarebbe in effetti un cambiamento (blando) della Costituzione. E quindi, nel nostro minimo, al referendum sulla giustizia voteremo Sì. Contro il rischio che una Costituzione fessurata lasci aperto uno spiraglio alla marcia dei soliti magistrati e dei soliti “democratici” che danzano la solita macumba al suono del solito tamburo. Non solo. La Seconda marcia su Roma, eseguita questa volta dagli antifascisti, suonerebbe come sonora pernacchia ai troppo goffamente invocati Padri costituenti. E peggio ancora a questa Schlein armocromata: sapesse che marcia di cattivo gusto.

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