Per l’intelligence danese i rischi alla sicurezza arrivano anche dall’America

Redazione Online
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|1 mese fa
LaPresse
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Per la prima volta da quando viene pubblicato, il report annuale stilato dall’Intelligence della Danimarca pone gli Stati Uniti come un possibile rischio per la sicurezza del paese. Nel documento si legge che Washington sta “dando priorità agli interessi americani, utilizzando economia e tecnologia come strumenti di potere”. Inoltre, si afferma che “gli Stati Uniti non escludono più l’utilizzo della forza militare, nemmeno contro gli alleati”. La pubblicazione del documento danese viene dopo quello sulla Sicurezza nazionale americana, pubblicato una settimana fa, nel quale si utilizzano toni duri contro l’Unione europea, che va incontro allo “sradicamento della propria civiltà”.
A differenza degli altri paesi europei, però, la Danimarca è già impegnata in una battaglia con Washington: il motivo è il possesso della Groenlandia, parte del territorio danese ma che il presidente Donald Trump ha più volte detto di voler annettere agli Stati Uniti, evocando anche l’uso della forza. Il rapporto tra i due paesi è quindi da tempo incrinato: a fine agosto la Danimarca ha convocato l’ambasciatore americano a Copenhagen per via di alcune misteriose operazioni che stavano conducendo in Groenlandia tre persone vicine a Trump, che viaggiavano avanti e indietro per ottenere contatti e informazioni. A fine novembre, è stata resa di dominio pubblico l’istituzione di una task force del governo danese: una “guardia notturna” sempre in servizio, che monitora i movimenti statunitensi riguardanti la Groenlandia, sia a livello di truppe sia di dichiarazioni, tra le 17 e le 7 del mattino seguente. Una fonte vicina al governo danese ha affermato al Guardian che un fattore importante per la costituzione della task force è stata la differenza di fuso orario: serviva uno “sforzo collettivo” per stare al passo con le notizie che arrivavano da Washington. Lo storico ruolo degli Stati Uniti di garanti della sicurezza europea è talmente compromesso che ora non soltanto l’America trumpiana non ci difende più, ma diventa una minaccia da cui difendersi.

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