Ormai nel presepe ci mettiamo di tutto, tranne Gesù bambino

Redazione Online
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|1 mese fa
Ansa
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Allora, controlliamo che nel presepe ci sia tutto: i pastorelli, il ruscelletto, il mulino ad acqua, la cascata, la fontana, le casette, la chiesetta (con fulgido anacronismo), la moschea (perché non si sa mai), il castello con ponte levatoio, le botteghe, l’osteria, il frantoio, i carretti, i cesti di frutta, le anfore, le bancarelle, le botti, le damigiane, le bottiglie, le scalinate, le falci, i paiuoli, le madie, il calzolaio, la massaia, il falegname, la lavandaia, il pescivendolo, il fruttivendolo, il pizzicagnolo, l’arrotino, l’acquaiolo, il pizzaiolo, el cagón, Babbo Natale (per un’intensa mise en abîme), l’albero di Natale (vedi sopra), il mini-pandoro e il panettone mignon, Giorgia Meloni, Antonio Conte, Geolier, Greta Thunberg che non passa mai di moda, la neve posticcia, le montagne di cartapesta, la strada col ghiaino, il cielo stellato, la legge morale, la bandiera della Palestina, le statuine dei supereroi della Marvel, l’action figure di Zerocalcare, l’occasionale omino del Subbuteo, le pecorelle, i dromedari, gli uccellini, le mucche, le giraffe, i pinguini, il serpente, la riproduzione in miniatura del pet di casa, gatto o cane che sia – tutto insomma, ma proprio tutto tutto, al punto che nel presepe non resti spazio alcuno per la grotta di Betlemme: al massimo per il bue e l’asinello, simboli perfetti del popolo che festeggia il Natale senza Natività.

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