Negli ultimi anni era diventata la sua ossessione, tanto da condurre una vera e propria crociata contro l’abitudine di teatranti e registi di stravolgere il dettato originale dei capolavori del teatro musicale, quelli di Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi e Puccini, quelli che hanno resa famosa (e ammirata) l’Italia nel mondo. Per questo aveva anche smesso di frequentare i teatri lirici, decisione sofferta ma che lui riteneva una sorta di protesta civile nei confronti di questo andazzo. Io, nelle lunghe telefonate che ci facevamo all’indomani di spettacoli del genere, non ero sempre del suo parere, anzi pensavo che il dibattito generato da certi allestimenti fosse il sale di quella cultura che “deve sempre discutere”, come sta scritto sul Beaubourg di Parigi. In realtà oggi la penso totalmente come lui e credo che questa sia la migliore eredità intellettuale lasciataci da Evelino Abeni, scomparso il 18 novembre dello scorso anno...
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