Meravigliose Lune (diurne) in cui specchiarsi
La silloge di Claudio Ardigò
Fabio Canesi
|9 mesi fa

Calcolare con precisione, a tutt’oggi, quanti siano gli artisti (fra scrittori, poeti, musicisti e registi) che nel corso della loro carriera hanno subìto il fascino lunare è senz’altro impresa ardua, certo è che fa molto piacere constatare come anche Claudio Ardigò - critico letterario concittadino - abbia scelto d’inserirsi in questo virtuoso e folto gruppo. Lo ha fatto nella maniera a lui più congeniale, ossia attraverso l’uso - sempre assai apprezzabile e puntuale - delle parole. Quelle che gli sono servite per comporre “L’una”, la silloge (offerta nel catalogo della casa editrice piemontese “Selvatiche Edizioni - Seed”) che simboleggia per Ardigò una sorta di opportuno omaggio a una realtà che, benché distante migliaia di chilometri da noi, rappresenta - per dirla con l’autore - «la metafora perfetta per raccontarci e, soprattutto, per raccontare la nostra esistenza».
Claudio, il titolo del volume è uno scherzoso gioco di parole utilizzato per “confondere” il lettore. Eppure la Luna è l’elemento dominante di tutto il testo: perché sceglierla e perché renderla protagonista di un’intera opera?
«Perché io credo che la Luna sia una specie di meraviglioso “enigma” dentro il quale vale la pena di specchiarsi per capire profondamente chi siamo, per comprendere quale sia la nostra natura (spesso a noi stessi oscura). ....
«Perché io credo che la Luna sia una specie di meraviglioso “enigma” dentro il quale vale la pena di specchiarsi per capire profondamente chi siamo, per comprendere quale sia la nostra natura (spesso a noi stessi oscura). ....
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