Zelensky va a Kupiansk (Mosca dice di averla conquistata), mentre Putin si gode i negoziati di Trump

Micol Flammini
Micol Flammini
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|1 mese fa
Zelensky va a Kupiansk (Mosca dice di averla conquistata), mentre Putin si gode i negoziati di Trump
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Il 20 novembre scorso, il capo di stato maggiore russo, Valeri Gerasimov, aveva annunciato a Vladimir Putin, per l’occasione vestito in divisa militare, che l’esercito di Mosca aveva circondato i soldati ucraini e preso la città di Kupiansk, nella regione di Kharkiv. Oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è presentato davanti a una delle steli che lungo le strade dell’Ucraina indicano l’inizio di una città. La stele alle sue spalle mostrava proprio la scritta Kupiansk, con le lettere gialle e blu un po’ malmesse per i combattimenti e l’incuria della guerra imposta a ogni città, che piano piano si svuota. Putin aveva invitato i giornalisti ad andare a vedere il lavoro svolto dai soldati russi contro gli ucraini, ma al posto della stampa del Cremlino, si è presentato Zelensky con il telefono in mano per registrare un video da trasmettere in occasione della Giornata delle forze armate. Il presidente ucraino ha ringraziato i soldati e ha detto: “Oggi è estremamente importante ottenere risultati in prima linea, affinché l’Ucraina possa raggiungere i suoi obiettivi in diplomazia. Funziona così: tutte le nostre posizioni forti all’interno del paese sono posizioni forti nei colloqui per porre fine alla guerra”.
Sabato ci sarà un incontro a Parigi fra gli ucraini e la coalizione dei volenterosi per parlare del piano di pace. Lunedì a Berlino le discussioni dovrebbero proseguire al livello dei leader e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz ha invitato a partecipare anche il presidente americano Donald Trump. Ma dalla Casa Bianca la risposta che arriva su entrambi gli incontri è: gli Stati Uniti sono frustrati, non sappiamo se andremo. Attorno ai negoziati, a tutti i documenti per trasformare le speranze di pace in uno schema chiaro, però si nota un’assenza più che le tante presenze: la Russia non c’è. Le diplomazie europea e ucraina si affannano a compilare piani, ma in sottofondo si sente soltanto la Russia che continua a parlare di guerra e pronunciare formule arzigogolate per bocciare tutte le offerte di Kyiv.
In questi giorni Vladimir Putin ha tenuto una riunione a distanza con alcuni militari e ha sostenuto che in questo momento la cosa più importante è proseguire i combattimenti. Il capo del Cremlino dice che la Russia sta conquistando territori, avanza e deve raggiungere i suoi obiettivi. Il 9 dicembre, durante la Giornata degli eroi della patria, il gruppo “Ufficiali della Russia” si è confrontato su come portare avanti la guerra, che in Russia ancora chiamano “operazione militare speciale”. Generali e colonnelli hanno preso la parola uno dopo l’altro e hanno concluso: “Il nostro popolo e il nostro stato perseguono sempre l’obiettivo fino in fondo” (così il colonnello Vladimir Gorovoy); “I tempi richiedono che ciascuno di noi, esercito e società civile, faccia ogni sforzo possibile per condurre la Russia alla vittoria incondizionata” (così il generale Sergei Lipovoy). L’obiettivo non cambia, l’esercito russo chiede alla popolazione i sacrifici necessari ad andare avanti. Anche sfogliando i giornali russi non ci sono cenni di negoziato o compromessi, al massimo i commentatori escludono l’utilità di elezioni in Ucraina condotte durante un cessate il fuoco. Il Cremlino che con forza ha sostenuto che Volodymyr Zelensky non fosse più un presidente legittimo proprio a causa della mancanza di elezioni, ora non ritiene che sia necessario far votare gli ucraini, soprattutto se per portarli alle urne dovesse essere negoziato un cessate il fuoco. Putin non vuole che Zelensky perda le elezioni, vuole la resa completa del leader di Kyiv e dell’Ucraina.
Giovedì, durante un incontro con i giornalisti, il presidente ucraino ha detto che per ratificare l’accordo, soprattutto la parte che riguarda le soluzioni territoriali, verrebbe chiesta l’opinione degli ucraini tramite referendum. Mosca è stata rapidissima a rispondere a quest’eventualità. Il consigliere di Putin, Yuri Ushakov, ha commentato che non è necessario nessun referendum perché le cinque regioni (Crimea, Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Luhansk) hanno già votato per essere annesse alla Russia. Punto su punto, Mosca smonta il processo negoziale, eppure per gli americani rimane importante dettare le condizioni che possano piacere al Cremlino. Secondo quanto risulta al Foglio, quando gli ucraini sono con gli americani e sentono parlare di “soluzioni condivise”, non riescono a capire da chi sarebbero condivise. Cosa Mosca accetta e cosa no è il capitolo assente sul tavolo negoziale.

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