Mattarella parla di pace, Europa e Repubblica. Tutti hanno annuito, ma cosa pensano davvero i partiti?

Redazione Online
|1 mese fa

Ansa
Il bello del discorso di fine anno di Sergio Mattarella è che mette tutti d’accordo in pubblico e nessuno in privato. E’ un testo abbastanza alto da risultare inattaccabile, ma abbastanza chiaro da colpire nervi scoperti. Così, mentre le dichiarazioni ufficiali si allineano al rispetto istituzionale, nei partiti il commento vero resta sottotraccia.
Lega
Quello che la Lega pensa ma non può dire è semplice: Mattarella parla come se il mondo fosse ancora governabile con i buoni sentimenti e con Bruxelles. Il passaggio su Europa e Alleanza atlantica viene letto come una predica indiretta a chi osa mettere in discussione i vincoli esterni. Il richiamo al linguaggio pacato? Tradotto internamente: un invito a smettere di fare opposizione muscolare anche quando si governa. La Lega applaude, ma sente di essere tra i destinatari principali del richiamo.
Quello che la Lega pensa ma non può dire è semplice: Mattarella parla come se il mondo fosse ancora governabile con i buoni sentimenti e con Bruxelles. Il passaggio su Europa e Alleanza atlantica viene letto come una predica indiretta a chi osa mettere in discussione i vincoli esterni. Il richiamo al linguaggio pacato? Tradotto internamente: un invito a smettere di fare opposizione muscolare anche quando si governa. La Lega applaude, ma sente di essere tra i destinatari principali del richiamo.
Movimento 5 Stelle
Nel M5s il disagio è più profondo. Il discorso parla di pace, ma senza concedere sconti all’aggressore. E questo manda in crisi una linea politica che vive di ambiguità strategica: né con la guerra né contro l’occidente, né con Putin né con l’Ucraina fino in fondo. Ciò che i Cinque Stelle non possono dire è che Mattarella smonta, con eleganza, l’equidistanza morale che li tiene insieme. Per questo lo lodano, ma lo sentono lontano.
Nel M5s il disagio è più profondo. Il discorso parla di pace, ma senza concedere sconti all’aggressore. E questo manda in crisi una linea politica che vive di ambiguità strategica: né con la guerra né contro l’occidente, né con Putin né con l’Ucraina fino in fondo. Ciò che i Cinque Stelle non possono dire è che Mattarella smonta, con eleganza, l’equidistanza morale che li tiene insieme. Per questo lo lodano, ma lo sentono lontano.
Partito democratico
Il Pd è quello che si sente più a casa, ma anche quello più a disagio. Perché il discorso sembra scritto esattamente nel suo lessico: Europa, diritti, memoria repubblicana, dialogo. E tuttavia il presidente parla da sopra, non da dentro. Ricorda il compromesso, la responsabilità, il rispetto delle istituzioni: tutte cose che il Pd rivendica a parole ma fatica a praticare quando scivola nel moralismo. Il pensiero non detto è: Mattarella ci rappresenta meglio di quanto riusciamo a rappresentarci da soli.
Il Pd è quello che si sente più a casa, ma anche quello più a disagio. Perché il discorso sembra scritto esattamente nel suo lessico: Europa, diritti, memoria repubblicana, dialogo. E tuttavia il presidente parla da sopra, non da dentro. Ricorda il compromesso, la responsabilità, il rispetto delle istituzioni: tutte cose che il Pd rivendica a parole ma fatica a praticare quando scivola nel moralismo. Il pensiero non detto è: Mattarella ci rappresenta meglio di quanto riusciamo a rappresentarci da soli.
Forza Italia
Forza Italia ascolta il discorso come un’operazione nostalgia. Europa, atlantismo, moderazione, pluralismo: tutto ciò che un tempo era il suo cuore identitario e che oggi vive come patrimonio disperso. Il partito non può dirlo, ma il messaggio del Colle suona come un promemoria malinconico di ciò che Forza Italia vorrebbe ancora essere: il garante dell’equilibrio, non l’alleato silenzioso degli eccessi altrui.
Forza Italia ascolta il discorso come un’operazione nostalgia. Europa, atlantismo, moderazione, pluralismo: tutto ciò che un tempo era il suo cuore identitario e che oggi vive come patrimonio disperso. Il partito non può dirlo, ma il messaggio del Colle suona come un promemoria malinconico di ciò che Forza Italia vorrebbe ancora essere: il garante dell’equilibrio, non l’alleato silenzioso degli eccessi altrui.
Fratelli d’Italia
Per Fratelli d’Italia il discorso è un test di autocontrollo. Nessun attacco diretto, ma molti richiami che sembrano indiretti: contro gli estremismi, contro il linguaggio aggressivo, contro la tentazione identitaria. Il partito della premier non può dirlo, ma sente il peso di essere osservato come forza di governo chiamata a dimostrare maturità repubblicana. Mattarella non contesta la destra al potere, ma ne alza l’asticella. E questo, politicamente, è più scomodo di una critica esplicita.
Per Fratelli d’Italia il discorso è un test di autocontrollo. Nessun attacco diretto, ma molti richiami che sembrano indiretti: contro gli estremismi, contro il linguaggio aggressivo, contro la tentazione identitaria. Il partito della premier non può dirlo, ma sente il peso di essere osservato come forza di governo chiamata a dimostrare maturità repubblicana. Mattarella non contesta la destra al potere, ma ne alza l’asticella. E questo, politicamente, è più scomodo di una critica esplicita.
Morale del pastone: il discorso di fine anno funziona come una stanza degli specchi. Ognuno ci vede il riflesso delle proprie contraddizioni. Tutti ringraziano il presidente. Nessuno, davvero, tira un sospiro di sollievo.

