Così averne di penne sbarluccicanti come Fabrizio Roncone, uno che ti fa quasi sembrare simpatico persino D’Alema nel momento in cui invece lo sta rosolando sul barbecue. E comunque il conte Max, con quella sempre più ingiustificata aria di superiorità: non morale, D’Alema è cinico abbastanza da “non innamorarsi delle cameriere”, per dirla con l’Avvocato, ma proprio superiorità intellettuale. Ed è così, che rosolato nell’invidia (Max) per quel che poteva essere, un grande statista, e non è stato, Roncone racconta della presentazione (nell’aula del gruppo dem della Camera, noblesse oblige) dell’ultimo numero di Italianieuropei. D’Alema, come se niente fosse, che dice, su Trump: “Forse avevamo ragione quando, da giovani, urlavamo che l’imperialismo Usa era una barbarie”. E a noi torna in mente una antica vignetta, una di quando Vauro Senesi ancora ci faceva ridere. C’era Bill Clinton a 72 denti che leggeva il libro di Max sulla guerra del Kosovo: “Non mi divertivo tanto dai tempi della Lewinsky”.