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agire in difesa di paesi non direttamente coinvolti nella guerra all’Iran, soprattutto con i complessi sistemi di intercettazione dei missili. I casi più frequenti riguardano la Turchia e rappresentano il contributo decisivo dell’alleanza perché il conflitto porti, al più presto, alla stabilizzazione del Medio Oriente. Tutto questo per dire che la cara vecchia Nato continua a funzionare e riesce a presidiare più aree, perché n questo momento è impegnata nel contenimento dell’aggressività russa, mentre politicamente non sta attraversando un momento facile per le continue richieste americane di riequilibrio della contribuzione economica.
Un improvvisato portavoce del residuo regime islamista iraniano minaccia il resto del mondo dicendo che con la continuazione della guerra il petrolio arriverebbe a 200 dollari al barile. L’intento, fin troppo esplicito, è quello di spaventare prima di tutto i cittadini americani, elettori tra qualche mese, e le opinioni pubbliche dei paesi occidentali. L’arma del ricatto petrolifero non è potentissima, però. Prima di tutto oggi si riunisce il G7 per autorizzare l’uso delle riserve e il prezzo del petrolio ha già avuto un raffreddamento grazie alla convocazione della riunione. Altre linee di trasporto si stanno attivando e rinforzando, per superare la strozzatura di Hormuz. Mentre vari paesi sono pronti a coordinare gli sforzi per scortare le navi e consentire di nuovo il trasporto sicuro anche nel passaggio dello stretto. E anche sul lato della produzione da altre zone del mondo si cominciano ad aumentare i ritmi. I 200 dollari sembrano più un sogno dell’improvvisato portavoce che un pericolo reale. E, in ogni caso, il sistema produttivo dei paesi industrializzati, pur soffrendo, è in grado di reggere a choc a tempo limitato del costo dell’energia, ma la durata indefinita è un sogno che non si permettono neanche i portavoce dei pasdaran.
La guida è suprema, ma il guidatore è senza slancio.
Khamenei junior sembra più guidato che guida
Marco Rubio parla dei
risultati raggiunti con la guerra
E gli Houthi, con una manifestazione
molto rettangolare danno il loro sostegno agli amici (e finanziatori) iraniani
Comincia
la campagna di Giorgia Meloni per il sì al referendum. Tra le altre cose c’è un messaggio diretto sui social. Forza Italia pure si dà da fare, deboluccio l’impegno percepibile della Lega (spesso molto vociante sui temi a maggiore intensità polemica), se si esclude una molto moderata intervista di Luca Zaia a favore dello schieramento pro-riforma. Per Meloni, quindi, si apre nuovamente la possibilità di impegnarsi con forza sul terreno del cambiamento, delle riforme, del garantismo, cioè in spazi politici che non erano originariamente nello schema del suo partito. Sarà molto interessante vedere se, in che modo e in che proporzione l’impegno diretto di Meloni potrà influire sul risultato finale, ma non sono meno importanti gli effetti sulla linea politica, con temi garantisti e riformisti messi in primo piano si può completare la trasformazione politica di FdI