Se ci fosse disponibile e libero/a da gravosi impegni democratici, tra qui e il 25 aprile, qualche autorevole resistente o resistenta anti censura, qualche professionista del monologo antifascista – non per forza un top level à la Scurati, bastano le seconde file e le terze e perfino i figuranti tipo Bonelli & Fratoianni che annunciano un esposto “alla Commissione europea sull’ingerenza del governo finalizzata alla censura e al controllo dei media” – ecco, sarebbe bello che si prendesse la briga di scrivere e recitare un monologo sui veri nuovi fascisti, anche detti antisemiti. Come quelli, soliti facinorosi e replicanti di terz’ordine dei coetanei delle università americane, che ieri hanno dato l’assalto a Torino al Castello del Valentino dove era in corso una “Conferenza degli Addetti scientifici e spaziali e degli Esperti agricoli” ospitata dal Politecnico, al grido “fuori i sionisti dall’università”. Nel loro linguaggio sarebbe sostegno alla Palestina (dal Giordano al mare, sembra di capire). Ecco, se qualche illuminato, qualche volenteroso antifascista, fosse disponibile a spiegare cos’è la libertà e cosa la censura violenta, sarebbe il benvenuto. Bastano poche parole, che tanto di più non capiscono.
Intervista alla presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani cristiani: grazie a Mattarella per il suo pellegrinaggio laico, ha tolto ogni possibile equivoco
Erano abissini, etiopi, libici che, bloccati dalla guerra in Italia, scelsero di unirsi, dopo l’8 settembre, ai combattenti per la libertà. Alcuni caddero in battaglia o nelle rappresaglie naziste