Per leggere la versione senza paywall, iscriviti alla newsletter "Di cosa parlare stasera a cena" a questo link: è gratis! Sarà la sobrietà (da ridere), sarà che c’è un governo di destra che però si tiene allineato nelle cose sostanziali all’impostazione dell’Europa conservatrice e popolare, sarà che gli slogan poi scocciano e la ripetitività è terribile, ma questo 25 aprile sembra un po’ sgonfiato rispetto a ricordi recenti,
pur nella ripetizione dei riti. L’impressione è che dalla parte più avveduta della maggioranza si sia scelto di non prendere di petto manifestazioni e rivendicazioni, ma di coglierne solo alcuni aspetti, che forse sono quelli più importanti, per riportare il concetto di liberazione e l’esperienza storica cui è legato a una dimensione realistica e sottraendolo all’appropriazione politica da parte delle parti estreme della sinistra.
Le parole di Giorgia Meloni sono apparse equilibrate, sensate e soprattutto radicate nella nostra vera storia politica nazionale (e non in quella ricreata dalla fantasia).
Gli strateghi del marketing politico sanno che le affermazioni di principio e i giudizi storici devono essere fondati, vissuti nell’esperienza personale dei leader, ed essere percepiti come tali. Il circo della destra che sbeffeggiava il 25 aprile e che si metteva al lutto nel giorno della Liberazione dal fascismo esiste ancora, ma sembra destinato a un ruolo sempre più laterale, un po’ ridicolo e, ovviamente, nostalgico. Mostrava, quel circo, un’attitudine da perdenti, una consapevolezza della propria marginalità, per cui non restava che fare i buffoni o mimare, in ritardo, l’aggressività politica propria del fascismo vero e proprio. L’impressione, in questo strano 25 aprile, è che per quella frangia della destra italiana il tempo sia scaduto, di fronte a una grande operazione politica di stabilizzazione del ruolo della destra inserita nella politica europea, scelta che comporta anche lo schieramento contro i nuovi e veri pericoli per la democrazia e per la libertà.
Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3