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il Ritratto

Zucche, Pmi e no ai violenti. Chi è Alberto Stefani, il nome del post-Zaia

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Zucche, Pmi e no ai violenti. Chi è Alberto Stefani, il nome del post-Zaia
Foto Ansa 
Gira tra le zucche della campagna veneta, salva donne maltrattate dai mariti su un’auto in corsa, tiene a battesimo nuovi centri per l’infanzia e coccola comunità dimenticate sulle montagne più sperdute, poi dipinge e va in barca: non è un nuovo supereroe dalla doppia vita in stile dottor Jekyll e Mister Hyde, è il trentaduenne vicesegretario federale della Lega e segretario della Liga veneta Alberto Stefani, anche parlamentare e, ultimo ma non ultimo, candidato presidente designato (da Matteo Salvini) per le elezioni regionali nella terra che della Lega è il simbolo dei simboli. Infine – e infatti – Salvini, a pochi giorni dal raduno di Pontida, ha parlato: “Dopo Zaia, Stefani”, ha detto. E anche il governatore veneto uscente Luca Zaia ha parlato, da protagonista della disfida dei tre mandati che ha opposto vari amministratori ai leader di partito (a destra come a sinistra): “Tifiamo per Stefani, è un ragazzo in gamba”, ha detto Zaia.
E anche se, sottotraccia, c’è chi, da Fratelli d’Italia, aveva altri piani, poi sostituiti da una strategia d’attacco per lo sbarco rinforzato di candidati di peso nel prossimo consiglio regionale e da una lista dei desideri per gli assessorati, Stefani, di fatto — dai passi mossi in Parlamento fino a quelli sulla sua pagina Facebook — sembra essere scivolato in modo naturale dal servizio sul campo in miniatura (da sindaco di Borgoricco che aveva deciso di devolvere il suo stipendio in un fondo per famiglie e anziani) al servizio sul campo al quadrato: ed ecco che, a Treviso, in questi giorni, si narra di uno Stefani “lancia in resta in tutta la provincia”; e in altre parole (“Stefani presentissimo”; “Stefani ubiquo”) dicono la stessa cosa a Padova, Verona e a Vicenza.
E magari ci sarà pure un po’ di amplificazione, fatto sta che Stefani, da deputato al secondo mandato, è noto a Roma per le battaglie contro il cyberbullismo ma, da presidente della Commissione Bicamerale per il federalismo fiscale, è anche considerato un ufficiale di collegamento con la pancia della Lega e un paladino delle Pmi, protette in prima persona nelle ore più nere del periodo pandemico: Stefani a un certo punto si mise infatti alla testa di una “cordata dei sindaci” per la riapertura in sicurezza di locali di ristorazione, asili nido e centri estetici. Definito “fuoriclasse” dagli estimatori e preso in giro come “piccolo genio” dai compagni fin dai giorni in cui, al liceo “Isaac Newton” di Camposampiero, cercava di convincere i più svogliati a iscriversi al movimento giovanile leghista, Stefani non è figlio d’arte: ha una mamma casalinga, una sorella infermiera, un padre “dirigente di se stesso”, racconta un collega, nel senso del “libero professionista orgoglioso di esserlo”, e una passione politica coltivata negli anni dell’università, quando il futuro deputato studiava Giurisprudenza con predilezione per il Diritto canonico, materia in cui poi si è laureato.
Non si sa che cosa lo ispiri quando dipinge per hobby: un collega giura di averlo visto “copiare” con i pennelli “una distesa marittima fotografata in vacanza”, un altro sostiene che Stefani sia capace di cimentarsi con le nature morte. Sia come sia, nella vita pubblica l’artista per diletto è stato metodico, risalendo tutto il cursus leghista fino ad approdare, soltanto ventiseienne, al piano alto della politica nazionale, entrando direttamente dal portone di Montecitorio e mettendosi alla prova con il tema dell’autonomia infrastrutturale del Veneto (vedi autostrade del nordest). Socio dell’associazione Autismo Onlus per l’integrazione dei bambini autistici, anni fa ha scritto all’allora premier a Cinque Stelle Giuseppe Conte una lettera in cui chiedeva di dare ai sindaci la possibilità di creare “un’agenda dei parchi pubblici”, con apertura a turno e a tempo alle famiglie di ragazzi colpiti da disabilità. Uno e trino, Stefani, per forza di cose, ora è anche soprannominato “sceriffo”, per via del suddetto inseguimento stradale di un marito violento al grido di “chi tocca una donna tocca tutti noi”.