La recente polemica sul
video di Alessandro Barbero ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica il funzionamento del sistema regolatorio europeo delle piattaforme basato, anche, sul fact-checking. Pochi lo ricordano ma c’è stato un momento, agli inizi del 2025, in cui Facebook aveva annunciato di voler rinunciare ai sistemi di fact-checking: la piattaforma di Zuckerberg avrebbe preferito sostituirli con il modello delle
community notes, reso celebre da X. La notizia venne accolta con toni apocalittici da mass-media la cui posizione può essere così riassunta: Facebook ci sta spingendo nel cuore di un mondo senza più fatti. Tralasciando l’aroma nietzschano della frase, la decisione di Facebook era dettata da una realtà consolidatasi da prima dell’avvento del patron di Elon Musk. Quando X ancora si chiamava Twitter, il social di Jack Dorsey aveva iniziato a lavorare a un progetto di proto-
community notes, definito Birdwatch: annunciato nel gennaio 2021, era descritto come
“community-based approach”, ovvero un processo partecipato di verifica di notizie e asserzioni. Molto semplicemente, ci si stava accorgendo che il sistema delle
community notes funziona e, paradossalmente, funziona molto meglio di un fact-checking verticalizzato, quale invece è il modello europeo. Aviv Ovadya, nel saggio “
How Platform Recommendation Systems Might Reduce Division and Strengthen Democracy”, è stato il primo a parlare di un approccio di “bridging-based ranking” degli algoritmi, per spezzare il vecchio modello basato su divisioni e polarizzazione. Nella sua analisi, lo studioso fa leva su modelli come Pol.is, usato con successo dalla Taiwan Open Citizenship. Le
community notes di X rientrano esattamente in questo orizzonte. Musk non ha creato il sistema ma lo ha sposato, migliorato e reso asse portante di una democratizzazione informativa basata sulla cooperazione che rende X una piattaforma infinitamente superiore a Facebook per il dibattito pubblico.