leggo le osservazioni di
Massimo Calvi (“Avvenire”, domenica 27 novembre 2022) sull’aiuto alle famiglie e le condivido in pieno. Continuo a non capire perché alcuni sostegni – dagli 80 euro di Renzi a vari bonus – siano assegnati sistematicamente sulla base del reddito personale e non sull’Isee (in attesa di un davvero efficace coefficiente familiare). Una famiglia monoreddito con un’entrata di 35.000 euro non riceve alcun aiuto (al di là del numero di figli), mentre una famiglia con due redditi (ciascuno di 30.000 euro) percepisce due bonus, anche in assenza di figli. Come si fa a considerare tutto questo logico, o prima ancora corretto?
molti di noi ricordano bene ciò che diceva Giorgia Meloni sui social e in televisione durante la campagna elettorale, quando parlava di aumento dell’assegno unico del 50% «per tutti», e tutti possono verificarlo sul web come sui social. Nella prima Manovra di bilancio del suo governo ci sono le solite elemosine di Stato, poche e pure per pochi. Lo dico da cittadino e da papà di quattro figli (faccio parte dell’Associazione italiana famiglie numerose). Sono anche uno psicologo della comunicazione e constato con preoccupazione e amarezza una grave e confusiva mancanza di chiarezza nella comunicazione del governo e negli articoli di stampa. Si rischia di generare attese sbagliate nei lettori perché badandosi sui resoconti forniti si è indotti a pensare che l’aumento dell’assegno unico sarà per tutte le famiglie numerose sotto il limite Isee di 40.000 euro, mentre invece in base ai testi risulta destinato esclusivamente ai bambini fino a 1 anno di età e solo fino ai 3 anni di età per le famiglie numerose. Da lettore di “Avvenire” domenica scorsa, 27 novembre, ho invece trovato che
l’analisi di Massimo Calvi era precisa, chiara, completa e soprattutto con un sano senso critico e un minimo di vis polemica condita da un po’ di sana ironia.