Sarà anche “significativa”, come l’ha definita il ministro
Adolfo Urso, l’audizione alla Camera del ceo di Stellantis, Carlo Tavares (prevista per l’11 ottobre), ma ciò che vorrebbero i sindacati è riprendere il confronto con il governo sulla crisi dell’azienda e del comparto auto che, secondo il report trimestrale della Fim-Cisl, potrebbe avere un impatto negativo su un numero enorme di lavoratori: 75 mila compreso l’indotto, di cui un terzo a rischio licenziamento.
Secondo lo stesso report la produzione in Italia di Stellantis è calata nel terzo trimestre del 31,7 per cento colpendo tutti gli stabilimenti, incluso Pomigliano che nel trimestre precedente era l’unico che non perdeva rispetto al 2023. Insomma, una situazione davvero preoccupante se si considera che
la crisi dell’automotive si sta diffondendo in tutta Europa, come dimostrano le chiusure di stabilimenti in Germania e Belgio. Proprio per questa ragione, spiega il segretario della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, bisognerebbe ragionare su come finanziare e rendere socialmente sostenibile la transizione energetica nel settore invece di limitarsi agli incentivi per l’acquisto di automobili, come fatto finora e senza peraltro ottenere alcun miglioramento.