Certo che abbiamo creato proprio un società schifosa, mi son detto mentre il mio treno per Milano si arenava a Reggio Emilia senza che il personale ferroviario si facesse vivo per spiegare cosa stesse accadendo, senza che un annuncio dagli altoparlanti (molto solerte però nel minacciare multe a chi non facesse l’incomprensibile check-in del biglietto regionale) si degnasse di specificare che la circolazione era interrotta per un incidente a Parma, senza che nemmeno un cartello fosse stato affisso per indicare da che lato andare a prendere il bus sostitutivo né, soprattutto, se il vagheggiato bus sostitutivo esistesse davvero. In compenso gli esagitati sbraitavano, le coppie litigavano, i codardi fuggivano, le masse di insipienti si spostavano da un capo all’altro dell’autostazione cercando di prendere un pullman a caso che – si sarebbe poi scoperto – li avrebbe condotti in Ucraina.
Io sono finito a bere una birra in un bar cinese, ma frequentato esclusivamente da nigeriani, insieme a un plotoncino di flemmatici milanesi, in attesa che arrivasse l’auto messa cortesemente a disposizione da uno di loro; e, chiacchierando e godendoci l’aria condizionata, è emerso che ciascuno di noi era una persona decente (parlo per me) o gradevole e interessante (gli altri), con belle storie personali da raccontare con garbo e ironia. Mi sono quindi ritrovato in A1 a domandarmi: com’è che abbiamo creato una società così schifosa, se gli individui presi singolarmente vanno benissimo? Non è che l’abbiamo sopravvalutata, l’importanza di questa società?