Ben Healy ha un grande animo avventuriero in un piccolo corpo che si muove storto e inelegante su di una bicicletta. E, soprattutto, la capacità di fare di calcolo in fretta e in maniera inusuale: divide quando sarebbe meglio sottrarre, trasforma le addizioni in moltiplicazioni, le moltiplicazioni in elevamenti a potenza. Calcoli che sembrano sbagliati, ma che danno il risultato giusto.
Verso Vire Normandie, arrivo della sesta tappa del Tour de France 2025, i calcoli di Ben Healy hanno riportato un risultato bizzarro. In una tappa piena zeppa di salite e salitelle, di strappi pesanti da digerire come certi carni francese cotte nel formaggio, hanno indicato i meno 42,6 chilometri al traguardo, un tratto in discesa, come miglior punto per liberarsi della compagnia degli altri sette avanguardisti che con lui si erano avventurati verso il traguardo con l’ostinazione dei disperati: Mathieu van der Poel, Quinn Simmons, Will Barta, Simon Yates, Michael Storer, Eddie Dunbar e Harold Tejada. Lo hanno guardato farsi ancor più piccolo davanti a loro come si guardano i folli. Si sono chiesti “ma dove vuole andare quello lì?”. Avrebbe risposto: "All’arrivo". Era però già troppo lontano.
Era dal mattino che aveva iniziato a cercare di fuggire da un gruppo incapace di diminuire la velocità e di dare il via libera ai fuggitivi. Era stato il primo, con Quinn Simmons – anche lui animato dal sentimento anarchico del ciclismo –, a farsi inseguire, a prendersi aria in faccia e dannarsi a muovere i pedali più forte di tutti gli altri pur di regalarsi un pomeriggio lontano dai più. Gli era andata male. Ci aveva riprovato. Gli era andata male un’altra volta. E un’altra volta ancora. Non ha smesso di crederci.
E una volta là davanti, con il gruppo lontano e gli aspiranti fuggitivi rassegnatisi all’evidenza di aver perso l’occasione, si è messo a fare il suo, a dare cambi, tirare forte, sperare che il tempo in scia agli altri potesse metterlo in pari con le energie spese. Valeva la pena fare tutto questo. E ne valeva la pena perché non poteva fare altro per provare a realizzare la sua pazza idea.
Ben Healy la sua pazza idea l’ha inseguita per precederla, ha pedalato nella solitudine per 42,6 chilometri, ha aggiunto un ricordo che non verrà cancellato indipendentemente da quello che accadrà nei prossimi giorni e settimane al Tour de France. Pedalata dopo pedalata ha imposto il suo nome nel ricordo collettivo, alla maniera dei grandi del ciclismo. O dei folli. Molto spesso non c’è distinzione tra i primi e i secondi, almeno nei ricordi. Il palmares è altra cosa, basta solo non tenerlo troppo in considerazione.
Ben Healy ha dovuto attendere parecchio prima di rivedere coloro che avevano pedalato con lui in fuga dalla volontà del gruppo quest’oggi: 2’44” Quinn Simmon, 2’51” Michael Storer, più di tre minuti gli altri, quasi quattro Mathieu van der Poel, che
a Vire Normandie si è rivestito di giallo.