Una recente pubblicazione dell’Institute for Science and International Security, fondato dall’ex direttore dell’Aiea, comunica l’allarmante prospettiva sulla capacità dell’Iran di poter concretamente dar vita alla sua bomba atomica nel giro di una settimana. Una settimana. Per farne cosa, si può forse perfino immaginare. Potrebbe comunque costituire, il malaugurato avvenimento, l’occasione di un pur tardivo riscatto del paese con la Stella. Sta a tal proposito prendendo vita e diffondendosi nel mondo, da Harvard, a Parigi, a Stoccolma, a Londra, a Milano, a Brasilia o a Pechino, la speranza che, nella scongiurabile eventualità di un suo utilizzo contro gli ebrei, Israele sappia cogliere al volo l’occasione per mostrarsi meno nazista di quanto sia apparso dal 7 ottobre scorso. Difendendosi cioè dalla bomba atomica con tonnellate e tonnellate di pillole omeopatiche.
In Giappone si tocca con mano cos'è davvero la guerra: spinta alle sue estreme conseguenze, vuole solo annientare il nemico. La testimonianza credente di Takashi Paolo Nagai