Fu al vertice di Johannesburg dell’agosto 2023 che i cinque membri dei
Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – invitarono ad aderire Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran. In Argentina, però, poco dopo vinse Javier Milei, che decise di declinare l’invito. Anche l’Arabia Saudita fece marcia indietro.
Due anni fa sono invece entrati ufficialmente Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed Etiopia. Oggi, però, Iran ed Emirati Arabi Uniti – entrambi membri del gruppo – si stanno colpendo militarmente. Il ministro della Difesa emiratino ha dichiarato domenica che il regime degli ayatollah avrebbe lanciato contro il territorio degli Emirati 165 missili balistici, due missili da crociera e 541 droni, causando tre morti e 58 feriti. A Dubai l’aeroporto è stato danneggiato. L’allarme ha avuto ripercussioni anche in Italia, perché diversi connazionali sono rimasti bloccati negli Emirati a causa dei bombardamenti: tra loro il ministro della Difesa
Guido Crosetto e la cantante Big Mama.
Eppure non si tratta di una contraddizione del tutto nuova. I Brics sono nati nel 2009, riprendendo un’etichetta coniata nel 2001 da Jim O’Neill, analista economico che nel frattempo è diventato molto critico verso l’evoluzione della sua “creatura” non intenzionale, arrivando a definire “ridicola” l’idea di una valuta alternativa al dollaro, spesso evocata da chi sogna un ordine economico post occidentale. A ogni vertice dei Brics anche in Italia leggiamo editoriali e forbiti interventi dei commentatori della geopolitica che suonano il requiem all’occidente, affascinati dal nuovo ordine mondiale. Che però, a occhi più attenti, sembra già da tempo più che altro un disordine globale, composto da paesi che sono tutto tranne che “like-minded”: tra il 2020 e il 2022, per esempio, scontri di frontiera tra Cina e India hanno causato una quarantina di morti. E tre giorni prima dell’attacco all’Iran, il primo ministro indiano Modi si era recato in Israele per rafforzare la partnership strategica con Benjamin Netanyahu.