Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, lo aveva detto già al momento dell’annuncio, sorprendendo un po’ tutti per la decisione di rinunciare a Davide Nicola: “Per noi è arrivato il momento di Pisacane, ci sono i momenti nella vita e questo era il suo. Non potevamo perderlo. Ha tanta fame, dovevamo dargli spazio”.
La vittoria della Coppa Italia Primavera aveva messo l’ex difensore nel mirino di tante squadre in giro per l’Italia, anche se per gli allenatori vale lo stesso discorso dei calciatori: non sempre il salto dalle giovanili alla prima squadra è semplice. Eppure, in un’epoca calcistica che sembra voler generare a tutti i costi una dicotomia tra chi ama il possesso palla e chi invece lo detesta, la bellezza del Cagliari di
Fabio Pisacane sta nella capacità, se la partita lo richiede, di cambiare pelle.
Il Cagliari sa aspettare e aggredire, fare la partita e rintanarsi, esplorare le corsie e fraseggiare centralmente.
Ha cambiato sistema di gioco a stagione in corso, ha assorbito un colpo potenzialmente devastante come l’infortunio di un Belotti che pareva rinato, ha consegnato al campionato volti nuovissimi e ne ha rigenerati altri. Sono le settimane in cui scopriamo il talento di Kilicsoy, arrivato dalla Turchia con grandi aspettative che dopo i primi mesi parevano già sepolte: Pisacane aveva chiesto pazienza a tutti e alla fine ha avuto ragione lui. Ormai c’è rimasto ben poco da scoprire
nelle sgroppate di Marco Palestra, che a una fisicità straripante da “quinto” moderno sa abbinare anche numeri sullo stretto da ala di una volta: palloni che spariscono e riappaiono all’improvviso, tunnel e dribbling portati avanti con qualità estrema. L’auspicio è che Gattuso possa cavalcare questo dono del cielo. Era da registrare e incasellare, invece,
Gianluca Gaetano, dopo anni da mezz’ala offensiva-trequartista-seconda punta, quasi sempre da subentrante, influente solo a tratti. Pisacane ha fatto, con le dovute proporzioni, quello che a Mazzone prima e Ancelotti poi riuscì con Andrea Pirlo: ha messo la qualità davanti alla difesa e ora il numero 10 è quello che detta i tempi. Dietro, infine, le certezze: il tandem Mina-Luperto cui abbinare un terzo uomo,
la solidità di Caprile tra i pali.
Con tre mesi di campionato da giocare, il Cagliari è sostanzialmente già salvo, con un rassicurante +11 sulla Fiorentina e +10 sul Lecce, da ritoccare nelle giornate che verranno. Il tutto nonostante una cessione arrivata sul gong del mercato estivo che faceva pensare alla smobilitazione: l’addio di Piccoli, però, è stata una mossa chirurgica sotto il profilo economico, fatta nel momento in cui il prezzo del centravanti era il più alto possibile. Senza l’infortunato Folorunsho, Pisacane ha scongelato Mazzitelli e lo ha riportato a fare la mezz’ala di inserimento, ruolo che non ricopriva da un po’; si è fatto riprendere Sulemana, che a Bologna stava prendendo polvere da mesi e ha subito timbrato il cartellino; ottiene risultati anche quando cambia a gara in corso, perché il teoricamente inutile 4-0 con il Verona è il manifesto ideologico di una squadra che ha tante giocate codificate, con i due esterni appena entrati, Zappa e Idrissi, che confezionano un gol armonico. Nell’epoca in cui tutti sembrano avere certezze granitiche e impossibili da scalfire, evviva Fabio Pisacane, che non ha paura di ritoccare la squadra se vede che qualcosa non torna.