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Il governo ottiene un buon risultato nell’attuazione del Pnrr, con la settima rata in arrivo e l’attestazione dell’uso efficiente delle risorse. La discussione ovviamente è aperta e le opposizioni non prendono molto sul serio le affermazioni positive del governo. C’è, però, un dato politico significativo che supera la discussione sulla qualità degli investimenti italiani messi in movimento dal Pnrr ed è la convinzione con cui Giorgia Meloni segue la linea del suo specifico europeismo. Ne deriva, un po’ per volta e senza fare ingombranti dichiarazioni di principio, un posizionamento spiazzante per altre parti della maggioranza, segnatamente la Lega, e forse anche per qualche esponente di FdI. Il cammino europeo di Meloni è progressivo, non si fa troppo notare ma poi mette tutti di fronte al nuovo ruolo acquisito dall’Italia in Europa e per la prima volta con una maggioranza di centrodestra. Nelle scelte di schieramento politico e nelle future campagne elettorali questo nuovo schema avrà un gran peso e sarà l’aspetto più interessante. Con il rischio di portare al parossismo l’effetto di spiazzamento leghista.
Lasciamo stare la linea di profumi lanciata da Trump (lo scandalo profumo, se volete fare una battuta scema a cena) e concentriamoci sulla prevedibilissima ma sempre divertente lite tra il presidente e Elon Musk. L’ultima minaccia è la deportazione dell’ex capo del Doge, in quanto non proprio americano del nord, con qualche danno anche per le azioni Tesla. D’altra parte, quella per gli immigrati è una fissazione di Trump.