Secondo un’inchiesta di
Avvenire, non è solo il caso del cooperante
Alberto Trentini a destare preoccupazione:
sono 28 (Trentini compreso) gli italiani detenuti in Venezuela per motivi politici, su un totale di 46 connazionali reclusi nel paese. Si tratta di
persone arrestate senza accuse formali o con imputazioni considerate pretestuose, spesso in seguito alle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024, e inserite nel più ampio quadro dei circa mille
presos políticos ancora trattenuti dal regime, come denunciano le organizzazioni per i diritti umani.
La vicenda più nota è quella di
Alberto Trentini, cooperante arrestato il 15 novembre 2024 mentre lavorava per una ong e detenuto nel carcere di massima sicurezza di
El Rodeo I, in condizioni fisiche precarie. Ma insieme a lui ci sono altri italiani, alcuni con doppia cittadinanza, rinchiusi per il loro impegno politico, professionale o semplicemente perché ritenuti “scomodi” dal potere. Tra questi figurano
Daniel Echenagucia, imprenditore originario di Avellino, sottoposto a sparizione forzata e oggi in isolamento;
Mario Burlò, imprenditore torinese arrestato per ragioni non chiarite; e
Biagio Pilieri, giornalista ed ex deputato dell’opposizione, detenuto nel famigerato
Helicoide, sede del servizio di intelligence venezuelano (Sebin), noto per interrogatori duri e torture. Proprio in quell'edificio brutalista quasi nel centro di Caracas si trovano altri
sette prigionieri “politici” italiani. Un mese fa, nello stesso carcere è morto Alfredo Díaz, ex governatore dello stato di Nueva Esparta, recluso nella stessa cella di Pilieri, che è stato testimone del suo aggravamento.
Le testimonianze raccolte da Avvenire parlano di gravi condizioni di salute, forte dimagrimento, isolamento prolungato e mancanza di garanzie legali. Le famiglie dei detenuti hanno rivolto appelli accorati alle istituzioni italiane affinché non vengano lasciati soli di fronte al rischio di malattia e di morte.
Sul piano diplomatico, il quotidiano dei vescovi riferisce che
il governo italiano ha intensificato il negoziato per la liberazione dei detenuti politici, con il coinvolgimento della Farnesina, dell’intelligence e della presidenza del Consiglio.
Un ruolo discreto ma rilevante sarebbe stato svolto anche dalla Chiesa cattolica, impegnata in una mediazione con le autorità venezuelane. Il mutato scenario politico a Caracas e le pressioni della società civile alimentano la speranza che si possa arrivare a una svolta, non solo per Trentini ma per tutti gli italiani detenuti per ragioni politiche.