Distruggere gli oggetti per abitare da radicale

Redazione Online
|7 anni fa

Archizoom Associati, poltrona Mies, produzione Poltronova
Ancora radicali, per sempre radicali. Dopo le grandi mostre (come quella al Maxxi di Roma) eccone un’altra, piccola ma interessante, organizzata dalla SAAD, Scuola di architettura e design di Ascoli Piceno, alla Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini fino al 9 marzo.
L’ideatore, Gabriele Mastrigli, massimo esperto del gruppo fiorentino Superstudio di cui ha curato tutte le opere, ha imbastito un percorso diviso in due: nella prima stanza alcune opere sceltissime di Archizoom, Ugo La Pietra, Ettore Sottsass Jr., Superstudio, a partire da uno storico numero di “IN – Argomenti e immagini di design” del 1971 che dà il nome anche a questa esposizione: “The Undomestic House, la distruzione dell’oggetto”. I progetti dei radicali, sparsi fra tutti i musei del mondo e anticipati solo dalle tavole immaginifiche e un po’ irrazionali di Sottsass, il loro fratello maggiore, hanno rivoluzionato il design e l’arredamento ripensando proprio l’abitare in generale prima ancora che i suoi componenti.
In epoca di contestazione distruggere gli oggetti significava destrutturarli e scarnificarli, rivederli in versione “critica”, come la nouvelle cuisine ha fatto con le lunghe cotture tradizionali. In maniera radicale, e contemporanea: per questo la sedia Mies degli Archizoom, il “piccolo altare sontuoso ed economico per la venerazione di divinità storicizzate” di Sottsass, gli istogrammi di Superstudio e i dispositivi comunicativi di La Pietra oggi parlano ancora agli studenti, autori dei progetti esposti nella seconda stanza, anche questi sceltissimi nel loro “radicalismo” aggiornato e rivisto.

