È “giovanissimo”, ma il Museo Emigrazione Scalabrini (Mes) racconta una storia lunga un secolo e mezzo che dal 1876 a oggi ha coinvolto il destino di milioni di persone.
Lo fa utilizzando strumenti multimediali accanto a ricostruzioni dove si è invitati a entrare, prendendo parte all’allestimento. Si ascolta, si guarda, si riflette e ci si emoziona nel percorso avvolto nel buio che si apre una volta entrati nel chiostro della Casa madre degli Scalabriniani in via Torta (ingresso su prenotazione, email: [email protected], tel. 3343503240).
Un’esperienza resa possibile anche grazie alle risorse archivistiche della congregazione fondata a Piacenza dal vescovo Scalabrini nel 1887. Ai missionari va dunque il merito di aver documentato un fenomeno del quale il futuro santo aveva presto capito le molteplici implicazioni, sia a livello personale per i singoli migranti e le loro famiglie, sia a livello sociale per le comunità di partenza e di arrivo. Viaggi spinti dalla fame e dalla miseria di una campagna lasciata a sé stessa, nel disinteresse della politica post-unitaria, come denunciato dall’Inchiesta agraria parlamentare del 1877.
di Alberto MargoniSono rimasti in due della folta schiera di sacerdoti che vennero ordinati il 26 giugno di 70 anni fa dal nuovo arcivescovo Giovanni Urbani: mons. Giuseppe Rossi e mons. Luciano Galante. Li abbiamo intervistati
Siamo alla Messa crismale del Giovedì Santo. La cattedrale, addobbata a festa, sembra la scenografia di un colossal. Centinaia e centinaia di uomini, vestiti di bianco, accendono di luce le pareti scure del tempio sulle quali, lungo i secoli, artisti in ginocchio hanno lasciato le tracce della loro fede e del loro genio...