Christian Raimo, docente e pubblicista, è stato punito con la sospensione per tre mesi dall’insegnamento e un dimezzamento dello stipendio per il suo attacco al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Le parole contro il ministro, pronunciate dal palco della festa nazionale di Avs, erano state particolarmente aggressive: “Va colpito perché è un bersaglio debole, come si colpisce la Morte nera”. Raimo aveva già ricevuto un cartellino giallo per aver incitato i giovani all’uso della violenza durante un talk show. Il provvedimento disciplinare ha suscitato un comprensibile moto di solidarietà di ampia parte del mondo della politica e della cultura, perché sanzionare le parole stona sempre in una democraza liberale. Soprattutto considerando che Raimo, sebbene da insegnante abbia doveri e responsabilità, parlava da militante politico.
Tra le tante manifestazioni di vicinanza ci sono state quelle di Alessandro Zan (Pd): “La scuola dovrebbe essere il luogo dove il pensiero critico si sviluppa, non dove viene punito. Solidarietà a Raimo e agli studenti che chiedono una scuola libera, non silenziata”. E di Angelo Bonelli (Avs): “Solidarietà a Raimo, sospeso per aver manifestato un’opinione sul ministro Valditara, al di fuori del contesto scolastico. Un atto repressivo e censorio che minaccia la qualità della nostra democrazia”. L’aspetto surreale è che i due politici sono noti per aver proposto due leggi che introducono due reati di opinione: l’incitazione alla violenza per motivi fondati sul genere o l’orientamento sessuale (Zan), il “negazionismo climatico” (Bonelli). In questi casi, trattandosi di norme penali, si tratta letteralmente e non metaforicamente di “criminalizzazione”. E’ vero che Bonelli e Zan ritengono di non limitare la “libertà di parola”, ma di punire “l’odio”. Ma d’altronde è anche ciò che ritiene, sulla base delle leggi vigenti, chi ha sanzionato Raimo. Siccome è sempre difficile porre un’asticella alla libertà di parola, probabilmente il criterio più semplice è che questo limite sia il più ampio possibile. Ma affinché questo principio possa essere rivendicato per le opinioni che si ritengono giuste, è necessario applicarlo anche a quelle che si ritengono sbagliate e perfino pericolose.