Borghi (Lega): "Non voterò il decreto Ucraina"

Redazione Online
|1 mese fa

Ansa
Il decreto Ucraina "non lo votero'". Lo dice in un'intervista a "Repubblica" il senatore della Lega, Claudio Borghi, dopo l'ok di ieri in Consiglio dei ministri del testo. "L'avevo detto un anno fa: il decreto Ucraina del 2025 sarebbe stato l'ultimo per me - spiega -. Avevo fatto un voto, una promessa pubblica in Senato. Non posso venire meno". Borghi però precisa di essere "molto soddisfatto" del testo: "Non è stata una trattativa facile. Il punto di partenza era molto diverso: il decreto doveva essere una fotocopia degli altri anni, senza alcuna modifica. Invece ci siamo riusciti: scrivere che la priorità sono gli aiuti civili, sanitari, di difesa è il modo migliore per dare l'idea di un cambio di rotta", dice il senatore. Sulla stessa linea di Borghi c'è anche il vicesegretario nazionale della Lega, l'ex generale Roberto Vannacci, che ha detto: "A parte le acrobazie lessicali, con questo decreto si continua a garantire la prosecuzione di una guerra persa", afferma Vannacci che sentenzia: "No a ulteriori armi a Kyiv. Mi auguro che il Parlamento non approvi quanto stabilito oggi dal Consiglio dei ministri nel momento della conversione in legge".
Il Carroccio voleva a tutti i costi inserire nel decreto che gli aiuti fossero di carattere "civile e umanitario", come per esempio i gruppi elettrogeni e i generatori per salvare vite negli ospedali e che le armi inviate fossero a scopo difensivo. Nel testo di convocazione del Consiglio di ieri infatti all'ordine del giorno era apparsa la dicitura: "Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina" a differenza di quanto si legge nella bozza dello stesso decreto, dove l'aggettivo "militari" era assente dal titolo. La situazione ha scatenato un piccolo caso che Luigi Marattin ha usato per fare dell'ironia scrivendo su X: "Sui social in questo momento Claudio Borghi sta festeggiando per essere riuscito a togliere il termine 'militari' dal titolo (non certo dal testo o dalla sostanza) del decreto Ucraina. Che fate, glielo dite voi?".
Il giorno dopo il leghista ritorna sulla faccenda: "Premessa: il titolo non è mai stato discusso nella trattativa, per noi contava che ci fosse la priorità agli aiuti civili nel testo. Probabilmente è stato qualcuno timoroso che sembrasse un cambiamento troppo favorevole alla Lega". Borghi parla di "mancanza di stile" perché "lo stile vuole che se un provvedimento è condiviso rimanga così in toto", ma precisa che l'importante "è il testo del decreto, che è quello che conta".
Borghi, oltre a essere un senatore, è anche membro del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, e avverte: "Il Copasir è fatto apposta per vigilare, per accertarsi che le cose vengano fatte con regolarità. Per la Lega ci sono io, spero sia sufficiente come garanzia, ma tutte le forze politiche sono rappresentate. Vigileremo sui singoli pacchetti. Come sulla corruzione a Kyiv. E' l'Ue che sborsa i soldi anche italiani. I nostri europarlamentari e i nostri esponenti negli enti di controllo europei verificheranno che non finiscano ai corrotti". Con queste parole Borghi riprende il pensiero del suo segretario Matteo Salvini da sempre restio, come tutta la Lega, a inviare armi a Kyiv. Il vicepremier lo ha ribadito più volte negli ultimi mesi, soprattutto quando era emerso un caso di corruzione nel settore energetico: "Sapere che alcune centinaia di milioni di dollari non sarebbero finite per salvare i bimbi o per difendere gli ucraini aggrediti, ma sarebbero finite per ville di lusso, conti all’estero, un giro di prostituzione, chissà cos’altro, di uomini vicinissimi a Zelensky è qualcosa che ci impone estrema cautela".

