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Se l’esistenza si misura sulla logica del dono

Giovanni 12,20-33Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

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Se l’esistenza si misura sulla logica del dono
Il vangelo di questa domenica ci riporta a Gerusalemme per narrare gli avvenimenti che coinvolgono Gesù durante gli ultimi giorni che precedono la Pasqua ebraica. Dopo il segno della resurrezione di Lazzaro, i sacerdoti del tempio e i farisei decidono che è necessario eliminare il Nazareno che tanto successo e favore sta riscuotendo tra la gente. Al suo ingresso nella Città Santa, infatti, mentre procede sul dorso di un asino, c’è una folla festante ad accoglierlo che lo acclama e lo osanna come re di Israele. La diffusione della sua fama è tale che addirittura un gruppo di stranieri vuole incontrarlo: si tratta di greci, verosimilmente pagani non circoncisi (quindi non ebrei della diaspora) affascinati da alcuni aspetti della cultura ebraica e osservanti di taluni precetti d’Israele come quelli inerenti al giorno di sabato. Probabilmente è a causa di questo loro status di non giudei che, non potendo andare oltre il cortile dei Gentili nei pressi del Tempio, devono chiedere a un discepolo per incontrare il Messia. Gesù e i suoi, infatti, potevano accedere anche ad altre zone più interne del santuario frequentate solo da ebrei circoncisi. Gli stranieri che il testo definisce greci formulano una richiesta precisa: «Vogliamo vedere Gesù» (Gv 12,21). L’affermazione è di una semplicità e chiarezza disarmanti. Questi uomini danno voce al desiderio profondo e insaziabile che sta nel cuore di ciascuno: vedere Gesù e, tramite Lui, quel Dio che nessuno ha mai visto. Nel lessico di Giovanni la realtà del vedere indica qualcosa che va ben oltre lo sguardo fisico e fa parte del processo che conduce alla fede. Riprendendo un vecchio spot pubblicitario si potrebbe sintetizzare affermando che nell’orizzonte giovanneo si tratta realmente di un “vedere per credere”. E non è un caso che questo gruppo di greci si rivolga proprio a Filippo: sicuramente l’affinità suscitata dall’origine ellenica del nome come pure dal suo luogo di provenienza – la città di Betsaida – possono aver indotto a preferire lui ad altri discepoli, ma si ricorderà che è proprio Filippo ad invitare Natanaele a venire a vedere il Messia che egli aveva incontrato da poco (Gv 1,45). Filippo è il discepolo i cui occhi e cuore conoscono bene la sete generata dal desiderio di trovarsi al cospetto di Gesù, sebbene il suo sguardo non sia sempre all’altezza della logica divina. Filippo ha sperimentato di persona la volontà bruciante di vedere il Messia e stare con Lui.La richiesta degli stranieri non viene immediatamente esaudita, ma è dilazionata e permette al Nazareno di annunciare che è finalmente giunta l’ora in cui il Figlio dell’uomo verrà glorificato. L’ora in questione riguarda la sorte che attende il Messia, quella in vista della quale Egli ha orientato tutta la sua esistenza, quella in cui si realizzerà il paradosso della morte che genera vita. Per far comprendere a cosa fa riferimento, Gesù fa ricorso alla similitudine del chicco di grano che per dare origine ad una spiga deve lasciarsi coprire di terra fino a scomparire in solitudine, permettendo che dal suo sacrificio possa germogliare nuova vita. Ciò che viene detto del chicco di grano prelude a quanto accadrà al Nazareno: anche Lui resterà solo, attraverserà il buio e le tenebre della morte offrendo la sua vita per tutti, ma a partire da questo evento fiorirà nuova vita. Il Maestro rivela, pertanto, che per Lui la vera morte non è quella fisica, ma quella che deriva dal rifiuto di fare della propria esistenza un dono per gli altri. Non si tratta di disprezzo della vita bensì di profondo rispetto della sua essenza: la vita è un dono che rimane tale solo se non viene deformata dal desiderio di possesso, se non si trasforma in ripiegamento sterile su se stessi. Ecco, quindi, la risposta indiretta ai pagani che desiderano incontrarlo: essi potranno vedere la sua passione, morte e risurrezione, il suo abbassarsi umilmente e la sua glorificazione mentre dalla croce dimostrerà la capacità di amare letteralmente sino all’ultimo respiro. Coloro che vedendolo crederanno in Lui saranno salvati ed entreranno nella vita eterna. Questo è ciò che attende tutti quelli che anche oggi desiderano vedere Gesù e che sono disposti a seguire il loro Maestro.Nella successione a tratti monotona e ripetitiva del susseguirsi dei giorni della vita, tutti abbiamo sperimentato un tempo che fa la differenza, un momento che riconosciamo come un punto di svolta decisivo. Se ci pensiamo, però, tutti quegli attimi che hanno cambiato la nostra quotidianità li individuiamo sempre a posteriori, volgendo lo sguardo al passato, cercando di riavvolgere la pellicola su cui è impresso ciò che abbiamo vissuto, perché il mutamento spesso avviene all’improvviso, quando non ce l’aspettiamo. Gesù, invece, nel testo evangelico di questa domenica ci viene presentato come colui che sa distinguere il tempo, che sa quando il momento opportuno sta arrivando, che sa valorizzare e affrontare il presente anche quando questo gli provoca turbamenti e fatiche. Il Nazareno è colui che ci può insegnare la capacità di vivere e attraversare l’oggi con consapevolezza, facendo della logica del dono la misura della nostra esistenza.

Ultime Notizie di Commento al Vangelo

Il dono della vita eterna  è frutto della comunione con Gesù già qui e ora

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Giovanni 10,27-30In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Dio porterà salvezza in un mondo ferito

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Marco 13,24-32Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

L’opera dei discepoli liberi testimoni di Gesù

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Matteo 9,36-10,8In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.  nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Tutta la persona di Gesù offerta come fonte di vita

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Giovanni 6,51-58«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».