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Piccola Posta

Il capovolgimento del principio di sussidiarietà

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Il capovolgimento del principio di sussidiarietà
Ansa
Non so se ho mai capito bene che cosa sia la sussidiarietà, il famoso principio di sussidiarietà. Ogni volta lo ripasso disciplinatamente, versione orizzontale e versione verticale, consulto le esemplificazioni, e alla fine non vado molto al di là della raccomandazione: “Aiutati che Dio ti aiuta”. Che non è poco. Del resto la Chiesa cattolica e i suoi fedeli tengono specialmente al principio e alla sua applicazione, non solo per la scuola e per la sanità, sicché in questi giorni di Meeting di Rimini, di ormai antico e rinnovato rilievo, sarei stato molto curioso di sapere se i seguaci di Cl discutano, e come, dell’interpretazione che del principio viene praticata e in aggiunta predicata dal governo italiano, a proposito del soccorso in mare ai migranti. Non penso solo al sadismo, che grida vendetta al cielo, di imporre ai bastimenti carichi di persone soccorse, esauste o in lutto, di andare ad attraccare nei porti più grottescamente remoti, col risultato di prolungare sofferenze fisiche e spirituali e sottrarre tempo prezioso ai soccorsi ulteriori di quelle navi. Penso all’enunciazione teorica che il ministro dell’Interno, per esempio, ne ha voluto offrire: "Il soccorso è un compito che compete allo Stato e non ai privati". In parole povere: Bada bene a non aiutarti, se vuoi che Dio ti aiuti. Ho capito male io il principio, o questa è una madornale inversione di ogni sussidiarietà?
A occhio, direi che se le tante persone giovani che affollano il Meeting di Rimini venissero interpellate liberamente sul punto, le loro risposte non sarebbero dubbie. E prima ancora che al principio di sussidiarietà farebbero ricorso a quello di carità cristiana. Oltretutto, non si capisce nemmeno perché la solenne dichiarazione del ministro debba valere per l’acqua del mare e non per un marciapiede di città. Se la proverbiale vecchietta inerme – ma anche un vecchietto inerme – viene aggredito per strada per rubargli l’orologio o la busta della pensione e voi state passando proprio di lì, guardatevi dal provare a dargli una mano e tutt’al più telefonate alle forze dell’ordine, cui solo spetta di provvedere. E così via: se vi venisse l’uzzolo di dare una mano a spegnere un incendio, a ramazzare uno scantinato inondato... Tutto ciò è piuttosto ridicolo, oltre che miserabile. Ma è un segno dei tempi. Noi siamo quelli che escogitano l’eventualità di soccorrere l’Ucraina facendo finta che l’articolo 5, che beninteso non deve entrare in vigore, sia in vigore, e nello stesso momento precisano tassativamente che non manderemo mai un solo uomo (una sola donna, non se ne parla nemmeno) a vigilare sulla tregua, e, siccome se sei impuro c’è sempre uno più impuro di te che ti epura, “non uno sminatore”, neanche!
Ve be’, il Meeting di Rimini è finito. Magari se n’era parlato. Se no, sarà per la prossima volta.