La questione del consenso nei rapporti sessuali divide la maggioranza lungo una faglia già vista nella gran parte delle occasioni di attrito nel centrodestra e cioè con FdI da una parte e la Lega dall’altra, con Fi in posizione più defilata. In questa occasione, però, la Lega ha una carta in più, perché il suo dissenso dalla linea ufficiale, che è forse più direttamente derivata da scelte di Giorgia Meloni e non tanto del suo partito, basa su una convinzione diffusa nel paese, certamente con un forte sostegno tra gli elettori del centrodestra. Insomma, non è la solita mossa salviniana pensata per piazzare qualche colpo comunicativo o per rinsaldare i rapporti amichevoli della Lega con la Russia, ma è una presa di posizione solidamente piazzata nel comune sentire e facile da sostenere nel dibattito pubblico. Non porterà crisi, ovvio, ma lascerà un segno, qualunque sia la decisione che verrà adottata dal parlamento
Steve Witkoff
gioca apertamente un po’ per la Casa Bianca e altrettanto per il Cremlino. È un mediatore che non media e in più si fa beccare. Donald Trump
continua a coprirlo ma l’aria un po’ sta cambiando, con l’azione silenziosa ma continua degli europei più addentellati e con l’azione della Nato. La Russia aveva vinto la prima manche, ma ora (anche per le mosse maldestre di Witkoff) la pressione internazionale sta nuovamente spostandosi sui russi. E
la stretta finale dell’accordo, o almeno di una prima parte di esso, comincia a essere in vista, con l’Ucraina in posizione leggermente rafforzata rispetto alle prime mosse di questa pseudo-trattativa fatte sotto dettatura del Cremlino.
Interessante vedere
come la pensava l’attuale segretario di stato Marco Rubio prima di entrare nell’amministrazione di Trump
Saltano gli emendamenti più controversi (responsabilità dei medici) o irrealizzabili (utilizzo diverso delle quote del Mes), ma ne restano altri di una certa portata, come quello che riguarda l’oro, e si va verso il mantenimento del 21% per gli affitti brevi di singole case
Oggi in pillole