I dati reali del primo trimestre 2024 hanno mostrato una crescita più vivace del previsto: +0,3 per cento rispetto al trimestre precedente e +0,7 per cento rispetto all’anno precedente, con una variazione acquisita per il 2024 dello 0,5 per cento. E così ieri l’Istat nella sua nota sulle “Prospettive per l’economia italiana” ha rivisto al rialzo il tasso di crescita, alzandolo dallo 0,7 per cento previsto lo scorso dicembre all’1 per cento che è esattamente la stima del governo Meloni contenuta nel Def approvato lo scorso aprile.
Per l’Istat quest’anno l’aumento del pil verrebbe sostenuto dal contributo sia della domanda interna (+0,7 per cento) sia della domanda estera netta (+0,7), ma con un contributo negativo delle scorte (-0,4). La domanda interna e i consumi privati saranno sostenuti dal rafforzamento del mercato del lavoro (che con 24 milioni di occupati è a livelli record) e dall’aumento delle retribuzioni in termini reali (i rinnovi contrattuali e il calo dell’inflazione consentiranno ai salari di recuperare potere d’acquisto), ma frenati da un aumento della propensione al risparmio (dopo che il tasso di risparmio crollato ai minimi storici durante la fiammata inflattiva). Anche la Commissione Ue, prima dell’Istat, aveva alzato le sue stime di crescita per l’Italia +0,7 a +0,9 per cento. Insomma, Giorgetti non aveva gonfiato i numeri.