Certo, Bankitalia è un po’ meno ottimista di Giorgetti, anche perché insiste sul fatto che la crescita del paese continua ad essere “contenuta” dopo un primo trimestre che ha fatto registrare più 0,3 per cento, ma sull’orizzonte annuo la distanza iniziale con le previsioni del Mef si sono accorciate e poi anche la Commissione Ue stima per l’Italia lo 0,9 per cento, appena sotto l’obiettivo del governo. Si vedrà se e quanto la differenza, seppur minima, inciderà sulla prossima legge di bilancio che dovrà seguire i nuovi criteri del patto di stabilità, nel frattempo quello che colpisce è ancora la scarsa visibilità dell’impatto del Pnrr sullo sviluppo dell’economia nazionale. Nel suo bollettino, Bankitalia spiega che finora il pil è stato sostenuto dai servizi, in particolare del turismo, che beneficia del buon andamento della spesa dei viaggiatori stranieri. “Per contro, l’attività si è ridotta nelle costruzioni e nella manifattura”. Si spera che le cose cambino nella seconda parte dell’anno quando la frenata degli investimenti dovuta allo stop alle incentivazioni edilizie e ai tassi elevati dovrebbe essere compensata dalla crescita della spesa per infrastrutture prevista dal piano europeo. Quindi la distanza tra lo 0,3% di crescita del primo trimestre e lo 0,8 previsto da Bankitalia per l'intero anno (o l’1% dal governo) è tutta nel Pnrr, di cui l’Italia ha già chiesto il pagamento della sesta rata. Ma incassare i soldi, evidentemente, non equivale a spenderli ed è quindi ora di un cambio di passo.