Elezioni Anm: Magistratura indipendente ottiene più voti, ma la sinistra (divisa) sbanca
Ermes Antonucci
|1 anno fa

In altre parole, Magistratura indipendente, data per grande favorita prima del voto, non è riuscita a confermare le aspettative, e questo nonostante due cambiamenti rilevanti rispetto al voto del 2020: la spaccatura a sinistra e la scomparsa del gruppo di Autonomia e Indipendenza, creato da Piercamillo Davigo proprio da una scissione da Mi. Il gruppo moderato potrebbe aver pagato il prezzo di essersi allineato ai toni aggressivi utilizzati dalle altre correnti contro la riforma costituzionale della magistratura voluta dal governo. Basti pensare che sabato scorso, all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, il membro togato del Csm di Magistratura indipendente, Dario Scaletta, si è persino spinto a citare la celebre espressione di Francesco Saverio Borrelli (“Resistere, resistere, resistere”) per esprimere la sua contrarietà al progetto di riforma governativo, raccogliendo lunghi e scroscianti applausi da parte dei magistrati milanesi.
Giuseppe Tango, giudice del lavoro a Palermo e rappresentante di Mi, è risultato il più votato alle elezioni per il direttivo: a lui, che presiede la sezione palermitana dell’Anm, sono andate 688 preferenze. Per Mi, inoltre, tra gli eletti spicca il nome di Antonio D’Amato, ex membro del Csm e procuratore capo a Messina, per cui sono stati espressi 652 voti. Il più votato della lista di Area è invece il pm di Rieti Rocco Maruotti (514 preferenze), già membro del direttivo uscente del sindacato delle toghe. Per Unicost, il maggior numero di voti è andato a Marcello De Chiara, giudice a Napoli (414), mentre nella lista di Magistratura democratica il più votato è il giudice milanese Sergio Rossetti (268).
Con Md risulta eletto anche Marco Patarnello (234 preferenze), sostituto procuratore generale della Cassazione, finito lo scorso ottobre al centro delle polemiche per un messaggio inviato alla mailing list dell’Anm in cui definiva “l’attacco alla giurisdizione” condotto da Meloni persino più pericoloso di quello di Berlusconi, perché la premier non ha inchieste a suo carico. Tra gli indipendenti di Articolo 101, Andrea Reale, giudice a Ragusa, risulta eletto con 160 voti, e quindi farà di nuovo parte del direttivo dell’Anm.
Il comitato direttivo centrale dovrà ora eleggere i dieci membri della giunta esecutiva centrale, tra cui il presidente, che sostituirà Giuseppe Santalucia, che ha deciso di non ricandidarsi. Negli ultimi mesi le correnti si sono sempre espresse in favore della ricostituzione di una giunta unitaria, in modo da contrastare senza divisioni il procedimento di approvazione in Parlamento della riforma costituzionale firmata Nordio (e anche la sfida del referendum). Bisognerà vedere, tuttavia, quale peso avrà nelle negoziazioni tra le correnti per l’elezione del presidente e del segretario dell’Anm il risultato non eccezionale ottenuto da Mi. Le toghe rosse potrebbero, comprensibilmente, pretendere ruoli di rilievo.

