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La struttura poetica dell’Inferno

Dante ha costruito l’ambiente, definito Inferno, a cominciare dal suo Inferno, descritto come il suo stato d’animo di uomo smarrito nella selva oscura della sua condizione di peccatore, dominato com’era dalla superbia, dall’avarizia e dalla lussuria...

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La struttura poetica dell’Inferno
Dante ha costruito l’ambiente, definito Inferno, a cominciare dal suo Inferno, descritto come il suo stato d’animo di uomo smarrito nella selva oscura della sua condizione di peccatore, dominato com’era dalla superbia, dall’avarizia e dalla lussuria. Esce dalla selva oscura sotto la guida di Virgilio, che personifica la ragione. Si imbatte poi nella porta dell’Inferno e nel vestibolo dell’Inferno dove incontra gli ignavi. Segue l’incontro con Caronte che trasporta le anime. Accede al Limbo, con cui inizia la serie dei nove cerchi dell’Inferno, configurati a terrazze di una montagna a forma di cerchio, digradanti verso il loro centro nel profondo del centro della terra. Nel secondo cerchio incontrerà Paolo e Francesca (lussuriosi). Poi è la volta di Ciacco nel III cerchio (golosi). Nel IV cerchio avvicina gli avari e i prodighi. Seguono il V e il VI cerchio (gli iracondi e gli accidiosi, immersi nella palude Stige). Il vero e proprio Inferno ha inizio con il cerchio VI, descritto nel canto IX e X, quando Dante si sofferma con il Farinata. Nel canto XI Virgilio spiega a Dante la struttura dell’Inferno: nei primi cinque cerchi sono dannati gli incontinenti, coloro cioè che non hanno saputo sottomettere gli istinti alla ragione; nel settimo cerchio sono condannati i violenti, distribuiti in tre gironi: il primo riservato ai violenti contro le persone e le cose del prossimo (tiranni, omicidi e rapinatori); il secondo riservato ai violenti contro se stessi (suicidi) o contro le proprie cose (scialacquatori); il terzo dedicato ai violenti contro Dio (sodomiti e usurai). Negli ultimi due cerchi sono condannati i fraudolenti, coloro cioè che hanno usato la mente per frodare. Sulla frode Dante si sofferma ad oltranza, dedicandovi ben 13 canti, dal XVIII fino al XXX, mentre descrive le situazioni trovate nell’ottavo cerchio. Suddiviso in dieci bolge, cioè avvallamenti, dove sono condannati, ad esempio, i seduttori, gli adulatori, i simoniaci, gli indovini, i barattieri, gli ipocriti, i ladri, i consiglieri di frode, i seminatori di scandali e di scismi, i falsari. Infine, nel cerchio IX sono immersi nel ghiaccio i traditori di parenti (nel Cocito), i traditori della patria (nell’Antenora: il conte Ugolino), i traditori degli amici o degli ospiti (nella Tolomea), i traditori dei benefattori (nella Giudecca: Giuda, Cassio e Bruto maciullati nelle tre bocche di lucifero).
Mons. Giuseppe ZentiVescovo emerito di Verona

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