Il padre di Domenico martedì mattina si è precipitato sull’argine ma non è potuto andare oltre lo stop imposto dai carabinieri. Sulla riva del fiume giacevano i quattro corpi senza vita e gli inquirenti erano impegnati nelle prime battute delle indagini volte a chiarire le cause del dramma che ha sconvolto la provincia di Piacenza.
Il giorno dopo, sulla sponda del fiume regnava il silenzio. Papà Carmine e mamma Giusy hanno così raggiunto a piedi l’argine, “Siamo venuti a vedere dove si sono persi i nostri quattro angeli” dice il padre. Ma una risposta alle loro domande non c’è.
“E’ assurdo, noi non ci crediamo ancora” aggiunge Giusy con la voce spezzata “non ci crediamo a quello che è successo…poi un posto così, come sono venuti a finire qui? Io proprio non lo so, non ho parole”.
Dopo aver visto i segni dell’auto e il punto in cui si è inabissata nel fiume, i genitori di Domenico se ne sono andati in silenzio a testa bassa. Dalla soleggiata Puglia erano arrivati in Val Tidone quando Domenico, per gli amici “il Dome” era ancora piccolo.
“Abbiamo chiesto che dopo il funerale William e nostro figlio vengano tumulati insieme nel cimitero di Castel San Giovanni – dice il padre di Domenico -. Loro due erano come fratelli. Erano sempre insieme, avevano talento per la musica”.
Dopo i tre anni al Raineri Marcora, Domenico aveva avviato a Castelnovo un’azienda agricola. Coltivava bacche dalle proprietà antiossidanti.
Non ci sono parole per consolare genitori che stanno vivendo il dramma più grande. Ieri sera un momento di raccoglimento e preghiera è stato organizzato nelle Collegiate di Castel San Giovanni e Borgonovo e nella chiesa di Calendasco.