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Vedere Gesù e accoglierlo

XXXI domenica del Tempo ordinarioGesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

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Anche nel brano del Vangelo di questa domenica abbiamo una delle pagine splendide di S. Luca, non più una parabola ma un avvenimento nella città di Gerico, ormai quasi al termine del cammino di Gesù verso Gerusalemme: è l’incontro con il pubblicano Zaccheo. Questo incontro è decisivo non solo per il suo protagonista, ma anche per la classe sociale cui egli appartiene: i ricchi.L’arrivo di Gesù a Gerico crea trambusto nella città e san Luca rende bene questa situazione con una serie di verbi di movimento, come anche l’affanno del capo dei pubblicani per poterlo vedere. Gerico era un importante centro agricolo, che si trovava in un’oasi rigogliosa e feconda, luogo di vacanza dei ricchi, snodo di vie commerciali e di attività industriale nel campo dei cosmetici. Il denaro lì non mancava di certo e Zaccheo, “arcipubblicano” e ricco, in un ambiente simile, col suo mestiere doveva lucrare moltissimo, dato anche il sistema di raccolta delle tasse in vigore a quel tempo; oltre al dovuto all’Impero Romano, l’esattore delle tasse poteva pretendere un di più in maniera praticamente arbitraria.È evidente che quando Luca dice che Zaccheo era ricco, non vuol dire una cosa inutilmente ovvia; nel suo Vangelo i ricchi ricevono continuamente una valutazione negativa, tuttavia ora sembra che Gesù voglia dimostrare la verità di quanto aveva in precedenza detto: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (Lc 18,27). Il verbo usato dall’evangelista per presentare il tentativo di Zaccheo di vedere Gesù indica una ricerca accorata, uno sforzo per raggiungere l’obiettivo, non una semplice e temporanea curiosità: si vede che sotto la scorza del grande peccatore era nascosta un’ansia non espressa, ma particolarmente urgente.La scena dell’incontro con Gesù ha dello strabiliante: Zaccheo aveva scelto un posto dal quale era sicuro di poterlo vedere, ma non si aspettava certo che gli occhi di chi aveva smosso la sua curiosità si alzassero proprio verso quel sicomoro sul quale era salito. Non è più Zaccheo che cerca di vedere Gesù, ma è Gesù che vede Zaccheo ed esprime la consapevolezza di questo momento opportuno con l’invito perentorio: «Scendi subito» seguito dall’affermazione «perché oggi devo fermarmi a casa tua».Quel “devo” ha un significato ben preciso nella Bibbia: indica il compimento della volontà di Dio per cui Gesù verrebbe meno all’obbedienza al Padre se non si fermasse in casa di Zaccheo. In quanto salvatore Gesù “deve” fermarsi in casa di Zaccheo; quella sosta è per lui una necessità interiore, richiesta dalla sua stessa identità di Messia e dalla volontà del Padre. La risposta di Zaccheo è un’obbedienza immediata con il cuore colmo di gioia, espressione che in Luca rimanda all’arrivo felice dei tempi messianici.Non poteva mancare la reazione dei benpensanti, ma mentre nel caso della chiamata del pubblicano Levi-Matteo sono i farisei a mormorare per il solo banchetto partecipato da pubblicani e peccatori, ora è tutta la popolazione di Gerico che ritiene inopportuna la scelta del Signore per quella che appare una sosta prolungata in casa del pubblicano, per rinfrancarsi nel suo viaggio verso Gerusalemme. Gesù mostra così che l’attenzione al peccatore non è uno sguardo frettoloso, ma un dedicarvi tempo e cura: è la ricerca della pecora perduta.La risposta di Zaccheo all’iniziativa di Gesù ha dello strabiliante, dal momento che non sappiamo quali discorsi siano intercorsi tra Gesù e il suo ospite; l’evangelista non fa nessun cenno a questo, resta come una zona di rispetto sacro dell’azione misteriosa dello Spirito nel cuore dell’uomo. Tuttavia in quello che appare come un momento solenne della sosta di Gesù in casa di Zaccheo, questi si alza in piedi, nella posizione del pubblicano orante al tempio, precedente protagonista di una parabola: Zaccheo non parla solamente davanti agli uomini ma anche al cospetto di Dio.La sua dichiarazione, che è insieme preghiera, illustra a Gesù il nuovo indirizzo della sua vita. Egli, che era stato guardato in modo speciale da Gesù, mentre era sul sicomoro, guarda ora in maniera speciale alla propria vita e a quella dei fratelli, lascandosi illuminare dallo sguardo divino. La sua restituzione ai poveri sa al tempo stesso di giustizia e di carità generosa: di fronte a Gesù che gli ha dato tanto in vero amore, non può accontentarsi dei semplici criteri previsti dalla legge (un quinto del reddito da dare in beneficenza) ma deve, in un certo senso, seguire la generosità del dono da lui ricevuto. Tutto questo è possibile perché riconosce in chi gli sta davanti il Signore e riconoscendo la sua signoria ora Zaccheo è libero. Trovato un padrone che lo rende libero, abbandona l’altro padrone (il denaro) che lo aveva reso schiavo.A questo punto la dichiarazione di Gesù: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza», rileva come la salvezza si ha con la liberazione dai peccati. La salvezza è entrata nella casa di Zaccheo perché vi è entrato Gesù, portando al pubblicano e alla sua famiglia un dono sorprendente e magnifico. Anche il pubblicano Zaccheo è figlio di Abramo e inserito nella storia della salvezza: neanche una vita peccaminosa va a scapito delle promesse di Dio. È questo il messaggio che porta Gesù nella casa di Zaccheo e nella casa di ciascuno di noi. Sapremo noi, pubblicani del terzo millennio, rispondere con la prontezza e la generosità di Zaccheo?

Ultime Notizie di don Adelino Campedelli

Dio dei vivi non dei morti

XXXII Domenica del Tempo ordinarioIn quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Chi è giusto davanti a Dio

XXX domenica del tempo ordinario (anno C)In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Preghiera, perseveranza e fiducia

XXIX domenica del Tempo OrdinarioIn quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

La potenza della fede

XXVII domenica del Tempo OrdinarioIn quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Ciò che vede l’uomo e ciò che vede Dio

XXVI domenica del Tempo Ordinario«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»..