Ad oggi c’è una sola lezione che possiamo trarre da quanto accaduto: l’importanza delle manovre salvavita in caso di arresto cardiocircolatorio. Sul piano normativo l’Italia, grazie alla legge 116 approvata a fine luglio del 2021, è tra i paesi più avanzati d’Europa, almeno sulla carta. Con quella norma sono stati introdotti nuovi elementi per migliorare la risposta all’arresto cardiaco: la formazione a scuola, la sensibilizzazione dei cittadini, la tutela legale per il soccorritore occasionale che usa il Defibrillatore automatico esterno (Dae), la maggiore diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici, l’introduzione di mappe per geo-localizzarli, l’obbligo per il 112/118 di fornire al soccorritore occasionale le istruzioni per iniziare il massaggio cardiaco e usare il Dae prima dell’arrivo dell’ambulanza. Occorrerebbe fare il punto su quanto di questo ad oggi è stato di fatto realizzato. E questo perché insegnare le manovre salvavita triplica la sopravvivenza all’arresto cardiaco. A ribadirlo lo scorso ottobre sono state l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (Anpas), Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, Croce Rossa Italiana (Cri) e Italian Resuscitation Council (Irc) che hanno siglato un accordo nazionale per diffonderne il più possibile la conoscenza. In Giappone, Svezia e Danimarca, dove oltre il 30 per cento della popolazione conosce le manovre salvavita, la sopravvivenza all’arresto cardiaco è in forte crescita. Meglio concentrarsi su questo piuttosto che sulle consuete polemiche e dietrologie.