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Se la parola "orientale" diventa sinonimo di fanatico del divieto

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Se la parola "orientale" diventa sinonimo di fanatico del divieto
Wikipedia 
“Abbiamo una notizia infallibile della differenza tra Oriente e Occidente. Essa dipende dal valore che si attribuisce alla libertà”. Lo scrive Ernst Jünger in “Il nodo di Gordio” (Adelphi) ed è un virgolettato fondamentale. Nel libro, pubblicato per la prima volta nel 1953 ma chiaramente situato nell’eterno, il grande pensatore tedesco spiega innanzitutto che Asia ed Europa sono concetti fluttuanti: Alessandria d’Egitto e Costantinopoli furono Europa e non lo sono più, la Germania non era Europa e poi lo diventò… Mentre la Russia va e viene: “Era più europea all’epoca dei due Alessandro e anche sotto Elisabetta e Caterina che non ai tempi di Stalin”. Insomma l’Occidente è la terra della libertà, sempre insidiata dall’Oriente incistato fra noi. Ecco pertanto una definizione che potrebbe sinteticamente racchiudere tutti i fanatici del divieto, gli ambientalisti, i climatisti, i sempiterni comunisti, i genderisti, gli immigrazionisti, gli omosessualisti, i sanitaristi (ieri covidisti e oggi proibizionisti riguardo vino e fumo): orientali. Purtroppo però questa parola non ha la connotazione negativa che si meriterebbe. E allora per identificare i nemici della libertà si utilizzi, più eloquente e sinistro, il sinonimo: asiatici. (Se proprio non si vuol dire cinesi).