Per gli escursionisti è una tradizione: sedersi al fianco della targa e della Madonnina del Menegosa, una volta raggiunte le cime, tutte e quattro, 1356 metri sul livello del mare che una gamba buona può percorrere. L’altro giorno le gambe allenate di un’escursionista cremonese che bazzica spesso nelle vallate piacentine sono arrivate in vetta: lì l’amara sorpresa di non trovare più la targa. Sparita. Volatilizzata nel nulla. In settembre era ancora al suo posto. Due mesi dopo è rimasta la statua della Madonna, ma della targa non c’è più traccia.
Restano le fotografie, tante, che gli escursionisti arrivati sul Menegosa scattavano alla targa: incise sulla pietra le parole “Che sia vento di pace il vento che fa sventolare questa bandiera bianca, bianca senza colori dell’odio, del razzismo e dell’indifferenza”. Era stata posizionata diversi anni fa dal parroco di Groppallo, don Gianrico Fornasari, come ricorda anche il sacrestano Pierluigi Poggioli: “Eravamo andati molti anni fa, saranno una ventina – spiega – era l’ultima domenica d’agosto e abbiamo portato la Madonnina e la targa: la Madonnina c’era anche prima, solo che era stata vandalizzata”.
In realtà gli atti vandalici, anche sui sentieri dei nostri Appennini, non sono poi così rari: la conferma arriva anche dal Cai di Piacenza. “Capita di frequente di trovare danneggiamenti ai cartelli sui sentieri – spiega il presidente Claudio Faimali – a volte si capisce che sono vandalismi fatti approfittando del fatto che alcuni percorsi sono poco frequentati”.
Al Cai tuttavia della scomparsa della targa del Menegosa non è arrivata notizia. Anche al Comune di Morfasso nessuna segnalazione è arrivata, come conferma il sindaco Paolo Calestani.