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Mugugni sull’energia

Il decreto Bollette non piace alla Lega: il silenzio di Salvini e della viceministra Gava

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Il decreto Bollette non piace alla Lega: il silenzio di Salvini e della viceministra Gava
Da Matteo Salvini in giù si preferisce tacere. “Il decreto bollette? Mah”. Tra le fila della Lega, a più di due giorni dall’approvazione in Consiglio dei ministri del provvedimento per abbassare il costo dell’energia per famiglie e imprese, nessuno ha fatto una mezza dichiarazione di soddisfazione, né ha provato a difendere il decreto dalle critiche che sono arrivate non solo da sinistra. Ieri, intercettato dai cronisti, un imbarazzato Massimiliano Romeo, capogruppo dei salviniani a Palazzo Madama, si manteneva prudente, per usare un eufemismo: “Se davvero si potrà arrivare a un risparmio, sarà una cosa buona che il governo ha messo in campo”. Il minimo sindacale per svicolare dalle domande dei giornalisti. Non certo una grande manifestazione di giubilo. E d’altronde la più arrabbiata dentro al Carroccio è la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava, la più titolata a parlare, e che, invece, non a caso, non ha proferito una parola. La frustrazione della vice del ministro di FI Pichetto Fratin nei confronti del suo superiore è ormai piuttosto nota. Sin da quando, mesi fa, il provvedimento sul caro energia fu messo in cantiere al ministero come documento centrale della strategia di governo. Ma la gestazione dentro gli uffici ministeriali è stata tanto lunga quanto infruttuosa.
Si racconta che la bozza fosse solo un lungo elenco di interventi già messi in campo. Proprio per questo, a fine dicembre, il documento è stato richiamato da Palazzo Chigi. E però, si borbotta dentro il Carroccio, non si possono fare le nozze coi fichi secchi. E così, anche se il testo varato dal Cdm viene considerato un passo in avanti, i dubbi permangono. Soprattutto per una ragione. Il vero elemento rivoluzionario del provvedimento, quello che davvero consentirebbe di stralciare il costo dell’energia, è quello che riguarda gli Ets, il sistema europeo dei diritti ad emettere. Il decreto prevede che chi produce elettricità con il gas non debba più pagare la tassazione Ets che verrebbe spostata interamente sulle bollette della luce. In pratica oggi le centrali termoelettriche che impiegano gas per produrre elettricità pagano di più la loro produzione perché al costo del gas devono aggiungere la tassa pagata per ogni tonnellata di Co2 emessa. Una buona parte di questo costo viene poi scaricato su famiglie e imprese che consumano energia elettrica (un costo pagato per di più anche da chi produce con fonti diverse da quelle del gas). Insomma, cancellando questo costo si abbasserebbero anche i prezzi per i consumatori finali, imprese comprese. E infatti ieri era proprio il presidente della Confindustria Emanuele Orsini a sottolineare come: “Sul costo delle bollette era importante dare un segnale, ma l’obiettivo principale restano gli Ets, quindi il tema della tassa carbonica che impatta moltissimo sul costo dell’energia. Speriamo – proseguiva – che questa sia l’occasione per farlo capire anche agli altri paesi europei. Oggi l’Europa soffre contro la Cina perché non abbiamo né la stessa responsabilità sociale, né gli stessi costi”.
E però, in realtà, il problema riguarda soprattutto l’Italia. Come riconosceva ieri anche il ministro Pichetto Fratin: “Purtroppo – diceva a Radio 24 – avendo abbandonato quaranta anni fa il nucleare, il nostro paese si trova ad avere un costo maggiore rispetto a Francia e Spagna che non pagano gli Ets di almeno 30 euro al megawattora, che è una differenziazione pesante per la competitività del sistema delle imprese”. Insomma, la bocciatura Ue dell’iniziativa italiana appare quasi certa perché il provvedimento – lo spiegava due giorni fa Carlo Stagnaro su queste colonne – si configurerebbe come un aiuto di stato, violando la concorrenza nei confronti dei produttori di energia elettrica via gas degli altri paesi europei. Si racconta che informalmente la vicepresidente della Commissione europea e commissaria alla transizione energetica, la socialista spagnola Teresa Ribera, avrebbe già fatto sapere al ministero dell’Ambiente che la misura così com’è non passerà il vaglio Ue. E però potrebbe essere un incentivo a varare una misura a livello europeo. Se le cose dovessero davvero andare così, i leghisti potrebbero brindare. Prima però, consapevoli dell’effetto non proprio eccezionale del decreto Bollette per il sistema imprese, si preferisce un eloquente silenzio.