“Dal momento che il Klimt adesso c’è, si può pensare di ripercorre le tappe del furto accanto all’opera – interviene Eugenio Gazzola, vicepresidente della galleria d’arte moderna di via San Siro – e lo si farà attraverso un video in fase di realizzazione, con l’intenzione di proiettarlo a giugno nella prima mostra alla Ricci Oddi. Sarà difficile, certo, restituire in pochi minuti questa vicenda tanto complessa e lunga”. Ma intanto perché escludere i fatti di cronaca – caratteristici dell’opera – dal percorso espositivo aperto al pubblico? “La galleria tratta l’arte, la cronaca è già al centro di diverse pubblicazioni – risponde Gazzola – non c’è bisogno di un pannello per raccontare il furto e il successivo ritrovamento”.
E così il Ritratto di Signora, tornato a casa dopo 24 anni, è accompagnato da una breve spiegazione e alcune citazioni dell’artista (“Non ho mai dipinto un autoritratto, la mia persona come soggetto di un quadro non mi interessa. Mi interessano gli altri, soprattutto le donne”), ma della storia recente – una successione di curiosità e colpi di scena – non c’è nemmeno l’ombra. Ieri ad accorgersi di certe lacune espositive è stata anche la storica dell’arte Claudia Maga, che nel 1996 scoprì un altro dipinto del 1912 nascosto sotto il Ritratto di Signora: “Oltre ai problemi legati ai riflessi della teca, l’allestimento non mette in risalto la voce di Klimt, né tantomeno la scoperta del doppio ritratto che contiene tutta la singolarità della tela. In concreto, mi sarei aspettata un percorso multimediale per guidare il visitatore nel crescendo di emozioni alla base dell’opera. Spero che in futuro si possa trasmettere la magia di questo quadro”. Ieri Maga ha ammirato il Ritratto di Signora per la prima volta dal vivo: “Dal ritrovamento nel 2019 ad oggi – dice l’esperta – non avevo ancora avuto questa possibilità”.