La presenza sabato prossimo ad Atreju di Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della Bce, per parlare di euro digitale rivela qualcosa di più di un semplice interesse di Fratelli d’Italia per una delle partite più importanti che si stanno giocando in Europa. E’ un segnale di apertura al progetto che sta molto a cuore alla Bce e alla Banca d’Italia, ma che è osteggiato dalla destra del Partito popolare europeo.
Non c’è molta coerenza in questo, onorevole Osnato, non trova? “Non vedo incoerenza perché non abbiamo nulla contro le banche centrali, la stabilità monetaria e i trattati europei. Chi pensa questo sbaglia. Il nostro è un principio patriottico che in Francia è accettato senza problemi perché lì le riserve sono esplicitamente dello stato e quindi del popolo francese. Non vedo nulla di male in questo”. Si vedrà.
Intanto, la novità è che sull’euro digitale la destra italiana fa eccezione nel mondo della destra europea che sembra essersi coagulata
intorno alla posizione di Fernando Navarrete, l’economista di origine portoghese relatore a Strasburgo per il Ppe. Un mese fa Navarrete ha consegnato a tutti gli europarlamentari una relazione che di fatto mette pesanti paletti all’esecuzione dell’euro digitale e afferma che sarebbe preferibile una soluzione proposta da privati che già assicurano servizi di transazione.
Oggi alle 12 scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla relazione Navarrete e a breve se ne conosceranno i contenuti e si saprà chi pensa cosa in Europa sull’idea di costruire una sovranità tecnologica e monetaria. “Non so dire se ci saranno emendamenti da parte dei parlamentari di Fratelli d’Italia – prosegue Osnato – Ma tutti i nostri che sono a Strasburgo condividono l’impostazione del partito e cioè che l’euro digitale è uno strumento di sovranità e di libertà che può ridurre la nostra dipendenza dall’esterno”.
Negli ultimi giorni, proprio in previsione della conclusione dell’iter parlamentare europeo, il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, da un lato, e Cipollone, dall’altro, sono intervenuti pubblicamente per ribadire la necessità di rafforzare il ruolo globale dell’euro in un contesto in cui geopolitica e tecnologica stanno riscrivendo le regole della moneta. Per Cipollone, in particolare, “la scelta, in definitiva, riguarda se l’Europa desidera rimanere in disparte a osservare la prossima ondata di soluzioni di pagamento innovative o essere co-architetto di un sistema finanziario digitale innovativo, integrato e resiliente che ha l’euro al centro”. Un’impostazione condivisa dalla Bundesbank e dalla Banque de France, in quanto banche centrali degli stati, ma che all’interno del mondo bancario privato incontra delle resistenze, in modo particolare in Germania, dove il (potente) sistema delle casse locali teme di essere danneggiato.