Eutanasia, una legge anche in Cile? La Chiesa: non è “morte dignitosa”
Nella discussione al Parlamento di Santiago sulla legalizzazione della morte procurata interviene il cardinale Chomali, arcivescovo della capitale. Gli argomenti del confronto? Gli stessi italiani
www.iglesia.cl | Il cardinale Chomali durante l'audizione al Senato di Santiago del Cile
«Dietro l’idea di “morte dignitosa” si nasconde spesso la pretesa di disporre della vita dei più deboli e dei malati, invece di accompagnarli nell’ultimo tratto della loro esistenza»: è ferma l’opposizione della Chiesa cilena al progetto di legalizzazione dell’eutanasia all’esame della Commissione Sanità del Senato di Santiago. Sentito dall’organismo parlamentare nel corso di un ciclo di audizioni, come informa l'agenzia Sir, il cardinale Fernando Chomali, arcivescovo di Santiago del Cile, ha detto che «con l’eutanasia non si allevia nulla, si pone fine a una vita. Ma dobbiamo stare molto attenti all’accanimento terapeutico, che è una pratica medica scorretta. Vanno invece promosse le cure palliative a livello universitario e ospedaliero. Su questo siamo in ritardo». La proposta di legge mira a stabilire il diritto di ricevere assistenza medica per accelerare la morte in caso di malattia terminale e incurabile, ma secondo Chomali si tratta di «un’assistenza che non è altro che un tentativo di causare la morte. È evidente che la medicina ha altri scopi. Deve curare, prevenire, accompagnare. Non ha la vocazione di porre fine a una vita umana». La Chiesa «chiede che questo disegno di legge venga rinviato. Un’azione umana con lo scopo e l’intenzione di porre fine alla vita, anche se gravemente malata e anche se su richiesta, non è ammissibile sotto nessun punto di vista. Il profilo di una società non si misura solo dai suoi indici economici o tecnologici, ma anche dal modo in cui tratta i più deboli e gli emarginati». Un dibattito che, a Santiago come a Roma (e altrove), vede opporsi la libertà di scelta fino alla decisione di morire e l’impegno per proteggere e curare le persone più sofferenti senza cedere alle ipotesi di “morte dignitosa” con cui si nasconde l’eutanasia.
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