La minaccia di sciopero generale dello Uaw (United Auto Workers), il più importante sindacato americano del settore automobilistico,
è la rappresentazione plastica delle difficoltà di Stellantis e del suo ceo Carlos Tavares in Nord America. L’anno scorso il sindacato ha condotto e vinto lo scontro con le Big Three di Detroit per un contratto collettivo più equo e adeguato ai risultati finanziari delle aziende.
Oggi l’accusa mossa verso Stellantis è di non rispettare gli impegni relativi a quel contratto e agli investimenti, a cominciare dalla mancata riapertura dell’impianto di assemblaggio – da convertire alla produzione di autoveicoli elettrici – di Belvidere, nell’Illinois, di proprietà di Chrysler, terzo dei tre grandi marchi insieme a General Motors e Ford. A questo si aggiungerebbe la mancata conversione dell’impianto di Kokomo, nell’Indiana, che doveva diventare una fabbrica di batterie, con un investimento di 3,2 miliardi di dollari.
E questo nonostante gli aiuti pubblici di (almeno) 335 milioni per Belvidere e 250 per Kokomo. L’impasse è sicuramente legata alle (crescenti) difficoltà nella diffusione di auto elettriche negli Stati Uniti, che hanno portato anche Gm e Ford a revisioni di strategia e posticipi di investimenti.