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l'intervista

L'asse Schlein-Meloni sul libero consenso si arena al Senato. Di Biase (Pd): “Smentita la premier”

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L'asse Schlein-Meloni sul libero consenso si arena al Senato. Di Biase (Pd): “Smentita la premier”
Foto ANSA
Il ddl sul libero consenso sarebbe dovuto passare oggi, durante la giornata contro la violenza sulle donne, forte dell'appoggio bipartisan della Camera, della premier Giorgia Meloni e della segretaria del Pd Elly Schlein. Ma il provvedimento è rimasto impanato in commissione giustizia al Senato. Alcuni membri di Fratelli d'Italia e Lega hanno infatti espresso la necessità di un esame più approfondito nel merito del provvedimento, provocando l'ira delle opposizioni che hanno abbandonato i lavori. “E' una cosa molto grave. Quell'emendamento è frutto del lavoro di tutte le forze del Parlamento, infatti è stato votato all'unanimità”, dice al Foglio Michela Di Biase, deputata del Pd che, insieme alla collega di FdI Maria Carolina Varchi, ha presentato l'emendamento in questione, che interviene sull’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale stabilendo che “chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni”. Per Di Biase, però, i tecnicismi non c'entrano: “Il problema è di natura politica. Bloccando l'iter, ravvedo la volontà di dimostrare che forse sono cambiati i pesi nella maggioranza. Di fatto, stanno smentendo un accordo su cui la stessa premier si è per prima impegnata".
Le richieste di Lega e Fdi hanno bloccato il voto finale. A impensierire i due partiti ci sarebbero alcune questioni relative al terzo comma del testo, secondo cui “nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non minore eccedente i due terzi”. Alcuni esponenti della maggioranza si chiedono, per l'appunto, cosa si intenda per "minore gravità”. "Peccato che quello è l'unica cosa che non abbiamo modificato, era già nell'attuale articolo 609 bis – spiega Di Biase – ecco perchè questo stallo mi sembra più un pretesto”. Qualche altro dubbio è stato mosso sui punti in cui l'emendamento mette mano. Come ad esempio sul concetto di "attualità" del consenso. Eppure, “ogni questione di natura tecnica era già stata affrontata a Montecitorio”, sottolinea la deputata del Pd, che nonostante il freno di oggi continua a credere nella buona fede dei deputati di destra che hanno votato sì al ddl :“Non credo che l'idea di frenare la legge fosse già nell'aria. Anzi. Alla Camera ci sono state dichiarazioni e prese di posizioni urbi et orbi sulla bontà del provvedimento, anche da parte della maggioranza”.
Dalla Lega si prova a smorzare i toni. "Questa legge sarà fatta, sia chiaro”, ha assicurato la presidente della commissione giustizia del Senato, Giulia Bongiorno: “Sarà fatta poco poco meglio facendo le piccole aggiunte che sono state segnalate in commissione. Facciamo meglio questa legge, facciamola tutti insieme, rapidamente, migliorandola un po'. Preferisco farla il 13 o il 21, che farla il 25 novembre ma con una lacuna. Tutto qui", ha ribadito. L'opposizione parla di un voltafaccia della maggioranza, e l'approvazione definitiva della legge è rimandata a data da destinarsi. Di sicuro non sarà oggi, sotto una luce arancione che tinge la facciata del Parlamento.