Eleonora Duse interpreta Francesca da Polenta nella tragedia 'Francesca da Rimini' (Getty)
Per un cinema muto. Non penso proprio di andare a Cannes, e non soltanto a causa di misantropia, misoginia, misandria (le avversioni le ho tutte). Al Festival, così come in analoghe rassegne, a dire il vero, mostrano di avere sfiducia nei film, non credono siano sufficientemente eloquenti ed eccoli dunque attirare l'attenzione con appelli, dichiarazioni, indignazioni. E pensare che Hithcock gli attori li chiamava “bestiame”… Insomma il contorno si è mangiato il piatto forte, la cornice ha divorato il quadro.
Quest’anno però hanno vietato le scarpe da ginnastica, è una buona notizia, se non altro hanno imboccato la strada della redenzione estetica. Proporrei analogo divieto al Salone del Libro di Torino: il culturame sarebbe costretto a darsi una ripulita… Tornando alla Croisette, quando vieteranno anche la parola “Trump” e la parola “Gaza” magari riprenderò ad andare al cinema. D’accordo, sono sogni. Impossibili da realizzarsi come quello di un ritorno al cinema muto: vuoi mettere Eleonora Duse con Juliette Binoche?