Il Pd fa bene ad alzare la bandiera del metodo scientifico, ma forse farebbe meglio a trovare un altro sbandieratore. Perché Boccia è stato protagonista di un episodio a dir poco spiacevole: un plagio scientifico. L’ex ministro ha vinto un concorso da professore associato presso l’Università del Molise presentando una articolo scientifico, pubblicato a suo nome in una collana della Liuc di Castellanza che, però, era la fusione di brani di lavori di altri autori non citati come fonte.
Colto con le mani nella marmellata, Boccia si difese prima goffamente e poi aggressivamente: prima modificò il cv definendo l’articolo incriminato una “lettura consigliata”, poi disse di aver inviato la lista delle pubblicazioni distrattamente, infine querelò per diffamazione un docente universitario (poi archiviato) che aveva continuato a sollevare la questione del plagio. Alla fine l’Università Liuc dichiarò “retracted” (ritirato) l’articolo di Boccia: è la procedura generalmente usata in caso di frode scientifica. Il titolo della lettera di Boccia a Rep. – “Quando la politica tradisce la scienza” – ha un amaro sapore autobiografico.