I consiglieri sottolineano che l’articolo 335 del codice di procedura penale, modificato dalla riforma Cartabia, prevede che l’iscrizione riguardi un “fatto, determinato e non inverosimile, riconducibile in ipotesi a una fattispecie incriminatrice” e che risultino “indizi a suo carico”, evidenziando quindi l’assenza di un “automatismo tra ricevimento della notizia e iscrizione nel registro” degli indagati (cioè l’assenza del tanto evocato “atto voluto”), richiamando anche una circolare del 2017 della stessa procura.
I consiglieri chiedono che sia aperta una pratica in Prima commissione, competente sulle incompatibilità delle toghe, e che siano valutati anche eventuali profili disciplinari.