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Quante menti libere sono nate fra la Puglia e la Lucania

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Quante menti libere sono nate fra la Puglia e la Lucania
Nicola Chiaromonte (foto Olycom)
Antitotalitari e vicini di casa. Massimo Teodori in “Antitotalitari d’Italia” (Rubbettino) mi ricorda che le menti più libere del Novecento italiano nacquero in località a me prossime, che visito spesso. Gaetano Salvemini era di Molfetta: nel 1935 a Parigi si dichiarò al contempo antifascista, antinazista e anticomunista, in un congresso zeppo di comunisti. Francesco Saverio Nitti era di Melfi: nel 1938 scrisse che “i regimi totalitari – fascismo, nazismo e comunismo – erano accomunati da alcuni elementi distintivi, il partito unico, la divinizzazione del capo, il controllo della cultura”. Nicola Chiaromonte era di Rapolla: talmente libero da poter criticare mostri sacri dell’illiberalismo quali Gramsci, Sartre, Pasolini. Con lui sto sviluppando una sorta di identificazione, forse pericolosa vista la descrizione che ne fece Mary McCarthy: “Le sue idee non rientrano in una categoria consolidata: non era né a sinistra, né a destra. Non ne consegue che fosse al centro: era solo”. So bene che la solitudine non è salutare nell’Italia del familismo amorale, delle fazioni politiche, delle mafie letterarie, e che l’amore per la libertà è malvisto laddove gli intellettuali tifano abitualmente per la censura (un solo esempio: la vincitrice del Premio Strega 2024 sostenne il ddl Zan). Ma è più forte di me, amo Nicola Chiaromonte.