Logo La Nuova del Sud

Bandiera bianca

Le ossessioni delle università che hanno spento la gioia di studiare qualcosa di interessante

|
Le ossessioni delle università che hanno spento la gioia di studiare qualcosa di interessante
Foto tratta dalla pagina Facebook della Canterbury Christ Church University&nbsp;<br />
Indubbiamente fa scalpore la notizia che l’università di Canterbury intenda eliminare la laurea in letteratura inglese. Considerato che la cittadina del Kent appare addirittura nel titolo di una delle opere fondamentali della storia letteraria d’oltremanica – i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer – è un po’ come se l’università di Firenze, in linea ipotetica, eliminasse i corsi di letteratura italiana in barba a Dante, Petrarca e Boccaccio. Dietro il portato simbolico dell’evento c’è tuttavia una causa incontestabile, e cioè che all’università di Canterbury quasi nessuno vuole laurearsi in letteratura inglese, pertanto non conviene tenere attivo il corso.
È triste a dirsi ma è inevitabile: non so Canterbury nello specifico, ma a furia di proporsi come percorsi professionalizzanti sempre più capillari, a furia di irretire docenti in esigenze burocratiche sempre più deliranti, a furia di tralasciare i contenuti a vantaggio delle soft skills, a furia di voler misurare univocamente il valore della ricerca in base all’impact factor e ai finanziamenti, le università hanno trasmesso agli alunni l’idea che studiare qualcosa di interessante non costituisca un valore di per sé. Oggi tocca alla letteratura inglese e a Canterbury; domani a tutto il resto, ovunque.