Dall’esterno è sembrato che la campagna elettorale romena fosse tutta concentrata su temi internazionali, ma la parola d’ordine è stata “corruzione”, agitata tanto da Simion quanto da Dan, che ha saputo farne uso rivendicando la sua lotta a Bucarest. Simion poteva invece rivendicare ben poco, se non il passaggio di testimone con Calin Georgescu, il candidato indipendente sul quale le autorità romene indagano per una campagna elettorale accusata di essere pilotata da una potenza straniera come la Russia. Simion ha provato a vincere con i voti e i motti di Georgescu, a urne chiuse, poco prima degli exit poll, ha scritto su X: “Sono il nuovo presidente della Romania”. Sembrava una parodia, qualche istante dopo i risultati lo hanno smentito: Dan ha vinto con il 53 per cento. Nemmeno il pellegrinaggio a Roma, in visita a Giorgia Meloni con altri alleati di Ecr, è servito a Simion per convincere l’elettorato rumeno. Dan invece ha vinto con voti suoi, cercati in lungo e largo per la Romania, prescindendo anche dal sostegno degli altri partiti. Secondo le analisi dei voti, un forte impulso gli è arrivato dalla minoranza magiara che vive in Romania, che non ha gradito il sostegno ricevuto da Simion da parte di Viktor Orbán. Dan era anche l’unico candidato ad avere un inno tutto suo, il cantante Dani Mocanu gli ha dedicato la canzone Pro Europa, in cui descrive la lista infinita dei suoi talenti.